OVVERO: COME UN TALENTUOSO DUO DI ARCHITETTI OLANDESI SIA RIUSCITO A RIPENSARE LO STILE DI VITA DI UN GREGGE DI PECORE COSTRUENDO INTONO A LORO UN OVILE DECISAMENTE SPECIALE
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Francesco Catalano
maggio
13
2013
Almere è un comune olandese della provincia di Flevoland, non lontano da Amsterdam: una città nata di recente (stando a Wikipedia la prima casa venne terminata nel 1976), ma cresciuta molto rapidamente, fino a diventare la settima area urbana più popolosa dei Paesi Bassi. Forse anche grazie a queste sue origini recenti Almere è particolarmente propensa a dare spazio al design, come testimoniano diversi edifici dall’architettura audacemente contemporanea che è facile scoprire navigando in rete. Un caso esemplare di questa voglia di sperimentare nuove applicazioni architettoniche è l’ovile municipale del parco Johannes Marten den Uyl nel cuore della città, progettato da Studio 70F, un duo di architetti olandesi composto da Bas ten Brinke e Carina Nilsson.
Costruito sulle fondamenta di un ovile preesistente, ma andato a fuoco nei primi anni ’80, il progetto è stato commissionato dalla municipalità di Almere nel 2005 e terminato alla fine del 2008. L’ovile è una semplice scatola parallelepipedale di 126mq, avvolta in una … leggi tutto il post »
OVVERO: COME IMPARARE AD ALLEGGERIRE I PROPRI SPAZI IN 10 ABILI MOSSE E RIAPRIRE LE PORTE DELLA VITA PER ACCOGLIERE TUTTO IL NUOVO CHE CI ASPETTA
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Francesco Catalano
maggio
6
2013
Nel post precedente dedicato a decluttering e space clearing vi ho anticipato in cosa consistano queste discipline che insegnano a riconoscere ed eliminare le cose superflue per alleggerire gli spazi in cui viviamo e lavoriamo. Il mio incontro con questo nuovo modo di guardare al rapporto con le cose che ci circondano è avvenuto leggendo un libro di Lucia Larese che presenta lo Space clearing e il decluttering come un semplice “insieme di principi e consigli di buon senso che insegnano alle persone a eliminare il superfluo per recuperare l’essenziale e ritrovare il benessere interiore”. Eliminare il superfluo significa in fondo imparare a scegliere. Per questo ha senso conservare solo le cose che ci trasferiscono sensazioni positive oppure che rivestono una funzione (anche soltanto affettiva) nel nostro presente. Questo trovo che sia in sintesi l’insegnamento principale che ho tratto dal libro. Gli oggetti inutili cessano di essere un nostro possesso per impossessarsi a loro volta del nostro tempo e delle nostre energie, diventano una zavorra, o se preferiamo un “clutter“, cioé un accumulo disordinato di cose che ingombrano il nostro spazio e il nostro tempo, bloccando il flusso creativo e dandoci un senso di impotenza e fastidio che rallenta i processi ideativi e favorisce la tendenza a rinviare le nostre azioni. Eliminare i clutter con consapevolezza (questo è l’aspetto chiave) ci aiuta ritrovare respiro, lucidità, pace, e in questo modo ci permette di ripulire anche la strada per identificare e raggiungere i nostri obiettivi, innescando una vera catarsi interiore.
I 10 PRINCIPI DEL DECLUTTERING
Le tecniche di matrice anglosassone dello space clearing e del de-cluttering derivano dall’antica disciplina cinese del Feng Shui, che da 4000 anni studia il rapporto tra l’ambiente che ci circonda e il nostro mondo interiore. L’aspetto che mi interessa raccontarvi è però la semplicità del percorso e dei principi che ho seguito per fare evolvere il mio rapporto con le cose, che provo a sintetizzarvi in … leggi tutto il post »
OVVERO: COME UN LIBRO INCONTRATO PER CASO IN BIBLIOTECA MI ABBIA INDICATO LA STRADA PER CREARE NUOVO SPAZIO NELLA CASA E NELLA VITA LIBERANDO NUOVE ENERGIE
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Francesco Catalano
maggio
5
2013
Sono passati un po’ di mesi dall’ultimo post, e molti più lettori di quanti immaginassi mi hanno scritto per sapere dove fossi sparito. La sola risposta che ho potuto dare è questa: sono momentaneamente assente per fare decluttering (o se preferite space clearing) e creare nuovo spazio per nuove idee. Visto che l’espressione è un po’ arcana ho promesso a tutti che il mio primo post sarebbe ripartito dalla spiegazione di questa parola e mi sono limitato ad anticipare che decluttering e space clearing possono essere visti come un modo più consapevole di guardare al nostro rapporto con le cose che ci circondano per evitare che siano loro a possederci. Il primo effetto di questo nuovo approccio è la capacità di selezionare ciò che è superfluo (un insieme di oggetti inutili e ingombranti che in inglese prende il nome di clutter) per alleggerirci e fare così spazio per il nuovo che ci aspetta e che altrimenti non potremmo accogliere nella nostra vita. Ma andiamo con ordine…
COME HO SCOPERTO IL DECLUTTERING
C’è sempre un momento, alla fine di ogni anno, in cui mi ritaglio un po’ di tempo per rileggermi il diario dell’anno concluso e per scrivermi propositi e obiettivi per l’anno che sta per cominciare. Questa volta, dopo un 2012 davvero intensissimo e in vista di un 2013 ancora più impegnativo, ho capito che le mie energie erano state interamente saturate e che per affrontare nuovi progetti occorreva crearne di nuove, o meglio ridistribuirle, liberandomi da vecchie zavorre. Una sensazione evidente, ma confusa, che sono riuscito a mettere a fuoco il giorno in cui, aggirandomi per la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, ho avvertito un misterioso richiamo provenire da uno scaffale. C’era sopra un unico libro dal titolo “Space clearing” di Lucia Larese. Mi è bastata una sbirciatina all’abstract e pochi secondi dopo ero già in sella alla bici, diretto verso … leggi tutto il post »
OVVERO: COME UNA DONNA APPARENTEMENTE FUORI DAI CANONI DEL SUO TEMPO RIUSCI’ A DIVENTARE IL PIU’ AFFASCINANTE DI TUTTI I COLONNELLI DELLA COMMEDIA ITALIANA.
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Jessica Pieragostino
novembre
2
2012
Non è un caso che il mio motto “True Passion for Life since 1971” sia diventato anche il payoff di questo blog: ognuno dei post che leggete qui nasce sempre da una piccola o grande scintilla di Passione a cui io e gli altri amici che scrivono con me su queste pagine vogliamo dare l’occasione di contagiare qualcuno di voi. Anche questo articolo dedicato a Monica Vitti, che proprio domani compirà 81 anni, nasce da una Passione profonda: quella di Jessica Pieragostino, che ne celebra ogni giorno la bellezza e la simpatia animando la più vivace Fanpage dedicata all’attrice su Facebook. Ho deciso di tuffarmi nel suo mare, certo che sarei ritornato a galla con qualche nuovo tesoro e le ho dato volentieri carta bianca per raccontarci a modo suo questa indimenticabile protagonista del cinema italiano. In realtà i tesori sono almeno due: una nuova occasione di scoprirla o ricordarla, per chi di voi avrà voglia di seguirci nelle prossime righe, e un piccolo regalo di compleanno per una donna che mi conquistò al primo sguardo quando ero ancora un bambino.
Buon Compleanno, Monica!
Francesco
MONICA VITTI
La prima avventura di Maria Luisa Ceciarelli
Occhi lunghi, verdi, quasi felini e infinitamente espressivi, capelli color del grano, sempre un po’ scompigliati, deliziose efelidi sparpagliate qua e là sulle gote, labbra sensuali, come due petali di rosa messi uno sopra l’altro: è lei, Monica Vitti, impossibile dimenticarla per chi, anche solo una volta, ha incrociato il suo volto così particolare sul grande o sul piccolo schermo, e per chi ha udito quella sua voce roca, decisamente unica.
Dicono di Brigitte Bardot che “quando apparve sullo schermo tutto il mondo sospirò”: questo è esattamente ciò che accadde quando
Monica Vitti – al secolo
Maria Luisa Ceciarelli – apparve seduta su una nave, rannicchiata su sé stessa mentre il vento le spettinava i capelli chiarissimi, illuminati dal sole come una nube dorata, e intanto lei, con l’espressione accigliata dall’abbagliante luce del sole, guardava assorta il mare di Lipari. Era il film
“L’Avventura” (1959-1960), di Michelangelo Antonioni, che
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OVVERO: COME UN AUDACE PROGETTISTA DANESE RESO IMMORTALE DAL SUO SENSO DEL COLORE TRASFORMO’ UN CANDIDO CASTELLO IN UN SONTUOSO SCRIGNO POLICROMO
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Francesco Catalano
ottobre
31
2012
Si conclude con questo post la mia esplorazione dei principali progetti di interior design di Verner Panton, industrial e interior designer danese della metà del secolo scorso, e uno dei più influenti protagonisti del design di tutti i tempi (potete saperne di più sulla biografia di Verner Panton nel primo articolo introduttivo).
Come abbiamo visto nei progetti di Visiona 0 e Visiona 2 e in quello di Der Spiegel e della Spiegelkantine ad Amburgo, una delle chiavi del successo di Verner Panton è sicuramente la capacità di combinare colori puri e intensi che marcarono il gusto del suo tempo ben oltre i confini della Danimarca: un talento di cui ha dato prova anche in questo progetto del 1971 per il completo allestimento degli interni del ristorante Varna (detto anche Varna Palace o Varna Palæet), nella città di Århus in Danimarca. Il locale, collocato all’interno di un candido castellozzo turrito costruito nel 1909, nella foresta di Marselisborg, è un vero concentrato di prodotti di serie disegnati da Panton, combinati ad arredi che il designer aveva invece progettato esclusivamente per … leggi tutto il post »
OVVERO: COME IL DESIGNER DANESE TRASFORMO’ LA SEDE DEL PIU’ DIFFUSO SETTIMANALE TEDESCO IN UN PULSANTE AFFRESCO POLICROMO DEL SUO TEMPO E DEL FUTURO A CUI ASPIRAVA
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Francesco Catalano
ottobre
30
2012
L’interior design della sede della rivista tedesca Der Spiegel ad Amburgo, con la sua celebre Spiegelkantine (la mensa per i dipendenti situata al piano terra dell’edificio), rimane sicuramente uno degli esempi più emblematici e spettacolari dell’estetica del designer danese Verner Panton applicata all’architettura degli interni.
DER SPIEGEL E VERNER PANTON:
Le origini del progetto
Nel 1969 la celebre testata giornalistica tedesca decise di trasferirsi in un nuovo, modernissimo, quartier generale (il terzo della sua storia) nel cuore di Amburgo, in Ost-West Strasse. Il progetto dell’edificio fu affidato a Werner Kallmorgen mentre Verner Panton fu chiamato da Hans Detlev Becker, allora a capo della casa editrice, a disegnare completamente buona parte degli interni: la grande lobby e il cortile all’entrata dell’edificio, la mensa per i dipendenti e la zona bar, la piscina per i dipendenti nel piano interrato, le sale conferenze e le lounge del primo piano. Per assicurare una coerenza con i piani superiori gli fu chiesto anche di progettare le palette cromatiche dei corridoi delle principali zone uffici … leggi tutto il post »
OVVERO: COME IL COLOSSO CHIMICO FARMACEUTICO BAYER E VERNER PANTON TRASFORMARONO UN VASCELLO SUL RENO IN UN ECCEZIONALE TEMPORARY STORE ANTE LITTERAM CHE SEGNO’ LA STORIA DEL DESIGN
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Francesco Catalano
ottobre
29
2012
In un blog che parla di Interior Design, Marketing Esperienziale e Temporary Store non può mancare un post dedicato a “Visiona 0” e “Visiona 2“: le installazioni temporanee realizzate da Verner Panton nel 1968 e nel 1970 per Bayer: due pionieristiche testimonianze del potere dell’esperienza e pietre miliari dell’interior design del secolo scorso.
Oltre che un audace precursore nell’uso del colore (come nel progetto del Ristorante Varna, in quello degli uffici di Spiegel e negli altri progetti di Verner Panton), l’architetto danese è stato anche un vero maestro nel dare corpo alle atmosfere psichedeliche degli anni ’60 e all’estetica della Pop Art, con le sue inafferrabili forme fluide, a cui Panton aggiunse un’inedita tridimensionalità, superando i vincoli produttivi dell’industrial design e quelli costruttivi dell’interior design per trasformare gli spazi e gli oggetti.
Come ogni tenace visionario anche Verner Panton aveva fatto suo il motto di Walt Disney “se puoi sognarlo puoi anche farlo”, e con una determinazione non seconda al suo talento aspettava soltanto l’occasione giusta per realizzare nella realtà le forme che aveva già costruito nella sua mente. Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe stata una grande azienda chimico-farmaceutica a dargli la possibilità di farlo? Dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, l’azienda chimico-farmaceutica Bayer aveva infatti preso l’abitudine di noleggiare un’imbarcazione da crociera durante ogni edizione della Cologne Furniture Fair, il principale appuntamento fieristico tedesco per il settore del mobile. Per tutta la durata dell’evento il battello veniva trasformato in un vero e proprio Temporary Showroom da un designer più o meno affermato a cui l’azienda … leggi tutto il post »