OVVERO: COME UNA POTENTE OPERAZIONE DI MARKETING PER LA SERIE TV “TRUE BLOOD” ABBIA SAPUTO PROIETTARE L’ANTICO IMMAGINARIO VAMPIRESCO AL CONFINE TRA NATURA E CULTURA
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Attilio Sarzi Sartori
aprile
9
2012
“Non siamo mai stati moderni” ci dice Bruno Latour. Mai come oggi appare vera questa affermazione: se i moderni si sono illusi di poter separare definitivamente i due poli natura/cultura tramite un’ingegneria sofisticata di continui processi di depurazione e mediazione, oggi nuove forme di ibridazione tra oggetti naturali e fenomeni sociali minano questo disegno allentando il confine che si è eretto tra ciò che appartiene alla scienza della natura e ciò che appartiene alle scienze socio-politiche. Bruno Latour individua questi ibridi nel buco dell’ ozono, nel virus dell’ AIDS e in molti altri fenomeni che non possono essere semplicemente isolati e compresi nell’ ambiente asettico del laboratorio, ma subiscono una inevitabile contaminazione con la società in cui sono costruiti. Il marketing contemporaneo soffia in questa direzione creando i suoi ibridi appartenenti alla terra di mezzo tra natura e cultura.
Prendiamo in considerazione uno dei fenomeni emergenti della letteratura giovanile il vampirismo che infesta ormai le nostre librerie, le sale cinematografiche e le trasmissioni televisive. E’ possibile che i moderni vampiri possano divenire degli ibridi? Ossia non solo espressioni della nostra fantasia intersoggettiva, assurde costruzioni sociali inventate per il nostro divertimento, ma vere e proprie entità concrete di cui si può descrivere persino un trattato di fisiologia? Ebbene il marketing può fare questo ed altro, dopotutto sono forse meno veri del buco nell’ozono … leggi tutto il post »
OVVERO: COME UN ALBERGO DANESE (HOTEL FOX), UNA CASA AUTOMOBILISTICA TEDESCA (VOLKSWAGEN) E UNA FANCIULLA SEMICALIFORNIANA (BRIGIT AMADORI) ABBIANO TRASFORMATO UN’OPERAZIONE DI MARKETING IN UN ANTICO INCANTESIMO
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Francesco Catalano
marzo
8
2012
Ho l’impressione che il giorno in cui il marketing inizierà ad annoiarmi sia ancora molto lontano. Me lo lascia pensare quell’inconfondibile brividino lungo il cuoio capelluto che provo ancora ogni volta che un marchio riesce a catturarmi nella sua filosofia sul filo di un’idea brillante, unica, seducente. Stasera mi è successo con Volkswagen, che per lanciare la sua utilitaria Fox ha selezionato 21 artisti internazionali, affermati nel campo del graphic design, della street art e dell’illustrazione, da Boris Hoppek a Simone Legno (aka Tokidoki), a cui ha scelto di dare carta bianca per allestire 61 camere del Park Hotel, un albergo a 3 stelle nel centro di Copenhagen, per l’occasione rinominato Hotel Fox in onore della volpesca vettura.

L’operazione risale al 2005, durante il quale Volkswagen ha invaso per 3 settimane la capitale danese con un’ondata di iniziative promozionali destinate a polarizzare sulla nuova vettura un pubblico giovane e sensibile all’arte ed al design. Gli eventi sono terminati da un bel pezzo, ma da allora l’hotel non ha più rinunciato a … leggi tutto il post »
OVVERO: COME UN BEN SELEZIONATO ESERCITO DI ARTISTI-GIOIELLO E’ RIUSCITO A RACCHIUDERE IN UN CELEBRE BARATTOLO DI AMARENE 30 SAPIDI ASSAGGI DI PURA SINDROME DI STENDHAL
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Francesco Catalano
gennaio
24
2012
Non capita tutti i giorni di imbattersi simultaneamente in 30 capolavori. E quando capita è inevitabile rimanerne folgorati. A me è successo stasera, tuffandomi tra le opere del IV Premio Fabbri per l’Arte che mi hanno restituito quella deliziosa sensazione di vertigine che non provavo dalla mia ultima visita alla Gemäldegalerie di Berlino.
Fil rouge (o più precisamente rouge-cerise) delle opere candidate è naturalmente la celebre Amarena Fabbri e la sua simil-preziosa potiche bianca e blu, eterno simbolo della ciliegifera maison bolognese. Un’icona silenziosa, eppure, per un emiliano come me, non meno simbolica di quanto lo possa essere un barattolo di Campbell’s Soup per uno yankee ghiotto di pomodoro concentrato. Non mi sarei aspettato che un soggetto pop come un prodotto da scaffale potesse ancora ispirare vera eccellenza artistica in tanti autori e attraverso tanti linguaggi. Fortunatamente lo ha invece intuito Alberto Agazzani, curatore di questa edizione del premio, che ha selezionato gli artisti con implacabile coerenza, mitigata da sapienti guizzi di eterogeneità.
Sontuoso è il primo aggettivo che mi fiorisce alle labbra per descrivere l’impeccabile florilegio di dipinti, fotografie e opere scultoree candidate al premio. Qualità è invece il primo sostantivo, al punto che tra i 30 lavori mi è difficile sceglierne soltanto alcuni da rivelarvi tra le righe di questo articolo. Eppure, persino in questa inusuale equidistribuzione di talenti, è inevitabile che alcune opere mi abbiano colpito più profondamente di altre. In primis Classics 2011, la fotografia che mi ha fatto scoprire il Premio: un superbo esercizio di perizia cromatica e un’ironica iperbole narrativa in cui ritrovo tutta la sensibilità e l’immediatezza del semplicemente bravissimo (e bravissimo semplicemente) Marcello Grassi che ha scelto di … leggi tutto il post »
OVVERO: COME NELLE OPERE DI UN ARTISTA MESSICANO LA CULTURA PRECOLOMBIANA TRASCRIVE LA CONTINUITA’ DELLA STORIA SULLA PELLE DI GIOCATORI DI WRESTLING SENZA TEMPO
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Francesco Catalano
gennaio
2
2012
Volevo iniziare l’anno nuovo con un vero gioiello, e penso proprio di averlo trovato. Sono le opere di David Gremard Romero, classe 1975, artista messicano che vive e lavora a San Francisco. Mi ha conquistato per la sua capacità di muoversi nel tempo legando retaggi lontani e stimoli ipercontemporanei in un algoritmo decisamente personale. Nelle sue opere, l’arcana iconografia delle maschere azteche viene sovrapposta a quella del Lucha Libre (il wrestling messicano, con i suoi rituali e le sue complesse simbologie), ma riesce anche ad intrecciare l’estetica fumettistica dei supereroi degli anni ‘70 con una visione secentesca della luce e un senso figurativo della scena di radici inconfondibilmente classiche.

Come dichiara lo stesso artista, il suo primo obiettivo consiste nel riproporre la pratica degli antichi maestri, in particolare quelli dei periodi barocco e rococò: “la loro perfezione di mestiere, la loro esplorazione delle modalità narrative e il loro collegamento esplicito con la storia e la politica sono una fonte continua di fascino e ispirazione per il mio lavoro”, afferma David Gremard Romero, che nelle vibrazioni del proprio immaginario, in bilico tra … leggi tutto il post »
OVVERO: COME SFOGLIANDO IL DIARIO DI UN ANNO VISSUTO INTENSAMENTE, HO RITROVATO ALCUNE SCOPERTE INTERESSANTI CHE MERITANO DI ESSERE CONDIVISE
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Francesco Catalano
dicembre
26
2011
Alla fine di ogni anno c’è sempre un momento che dedico ad un’abitudine a cui sono molto affezionato: scrivere i miei propositi per l’anno che verrà e ripescare quelli dell’anno precedente per capire a quali sono riuscito a tenere fede e a quali invece no. Per farlo mi ritaglio un paio d’ore per ripercorrere il mio passato prossimo tra le righe del mio diario, e così mi capita di accorgermi che in quei 365 giorni, che al presente possono essere scivolati distrattamente, fosse racchiuso qualcosa di straordinario ed indimenticabile.
Tra tante esperienze vissute nel 2011, almeno 10 mi hanno lasciato una scia più profonda, uno spunto che sicuramente ispirerà le prossime idee, o semplicemente un ricordo speciale, che penso meriti di essere condiviso sul blog …senza cancellare qualche inevitabile sfumatura personale:
1. INTERIOR DESIGN – The Black Apartment
La mia adorata amica Anto non ha mai smesso di predermi in giro perché dopo aver sempre sostenuto di volere per me una casa tutta nera ho finito per disegnarmi un’alcova trabordante di colori. Eppure la passione per gli interni scuri è rimasta dentro di me. La casa che mi ha sicuramente più toccato il cuore nel 2011 è il loft newyorkese di Cindy Gallop disegnato da The Apartment e ricavato negli ex spogliatoi del primo YMCA deli Stati Uniti. Un involucro sexy e anticonvenzionale come la sua proprietaria, dominato da un unico non colore: il nero.


2. SET DESIGN – Arietty, il mondo segreto sotto il pavimento
Ho iniziato ad interessarmi di interior design da autodidatta osservando ogni set cinematografico con autistico rigore, e ancora oggi non è raro che sia la scenografia, ancor più della sceneggiatura, a raccontarmi nel modo più profondo un personaggio di un film. Eppure da … leggi tutto il post »
OVVERO: COME CULTURA MESSICANA, MUSICA ROCK ED ECOLOGIA POSSANO RISUONARE INSIEME, TRA LE DITA DI UN MUSICISTA CON I CONTROFIOCCHI, IN UN IMPREVEDIBILE ACCORDO PERFETTO
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Gemmi Sufali
dicembre
13
2011
Alla porta del proprio palazzo, Cosimo III Dè Medici aveva voluto iscrivere queste parole: “Se la mia casa ti piace resta, se non ti piace vattene. Entrambe le cose mi saranno ugualmente gradite“. Il principe fiorentino era forse un po’ drastico, ma non posso che condividere la convizione alla base di questo suo invito double-face: ogni casa è il ritratto più sincero e completo di chi la abita, perlomeno agli occhi di chi ha la sensibilità di decifrare il racconto che giorno dopo giorno è stato scritto tra le sue pareti. Ecco perché ho sempre pensato che non esista modo migliore per conoscere davvero una persona che lasciarsi accompagnare nelle stanze della sua casa. Sono quindi molto felice oggi di inaugurare una nuova rubrica del blog, dedicata alla scoperta di uomini e donne che accetteranno di lasciarsi conoscere conducendoci nell’intimità delle loro dimore, e sono doppiamente felice di iniziare a farlo con un amico di cui stimo la spontaneità e lo spirito emiliano come Marco Ligabue… e triplamente felice che sia il garbo sorridente di Gemmi Sufali ad accompagnarci in punta di piedi tra i suoi colori. Benvenuti!
Francesco

E’ novembre e qui a Correggio, piccola città della bassa reggiana, il freddo si fa sentire e la nebbia, se solo volesse, potrebbe persino entrare nelle case. Eppure, in quella che sta per accoglierci, tutto regala calore. E’ la dimora di Marco Ligabue, chitarrista del gruppo musicale i Rio, che oggi ci apre le sue porte per raccontarcela e farci scoprire il suo lato più intimo.
Da dove nasce l’anima messicana di casa tua e quanto ti rispecchia?
Questa casa l’ho comprata nel ‘97 e in quel periodo avevo una fissa totale per il Messico, che ho conosciuto grazie a quattro diversi viaggi. Mentre via via davo vita all’atmosfera casalinga, pur non avendo in mente un prototipo di abitazione messicana … leggi tutto il post »
OVVERO: COME UNA SORDIDA LATRINA NELLA ZONA A LUCI ROSSE DI LA VALLETTA SIA RISORTA A NUOVA LUCE (MA SEMPRE ROSSA) GRAZIE ALLA BRILLANTE INTUIZIONE DELL’ARCHITETTO MALTESE CHRIS BRIFFA
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Francesco Catalano
ottobre
5
2011
Chiunque mi conosca sa che ho un debole per gli interventi che riescono a ridare impulso ad uno spazio moribondo valorizzandone al contempo il passato. Non è un caso che uno dei miei progetti a cui sono più affezionato rimanga quello di Métamorphose: il Temporary Show messo in scena per Novoceram in un albergo abbandonato del sud della Francia, trasformato per una sola settimana in una duplice scenografia, con cui ho voluto anticipare qualche scorcio del suo possibile futuro, lasciando però intatti tutti i segni – belli e brutti – del suo glorioso passato.
Se poi lo spazio a cui applicare questo approccio è una toilette pubblica nel quartire a luci rosse di La Valletta (Malta) allora la faccenda diventa veramente stuzzicante, specialmente quando l’intento consiste nel raddoppiarne la funzione ambientando nei suoi locali … leggi tutto il post »