La prima volta che uno stand che avevo progettato è stato smantellato, ho avuto la sensazione che un pezzettino di me fosse scomparso per sempre. I progetti però sono come bambini: si possono concepire, cullare, proteggere, ma la loro vita resterà solo nelle loro mani, e in quelle del destino. I più docili invecchieranno al mio fianco, ai più ribelli non potrò impedire di scegliere strade diverse da quelle che avrei sperato, alcuni saranno ancora vivi quando io non lo sarò più, altri invece sono scomparsi prima di me.
Tra il dire e il fare c’è però - è proprio il caso di dirlo – il mare, e qualche volta il distacco non è così facile. Oggi è una di quelle volte: decidermi a dire addio alle magie acquatiche dell’ultimo stand che ho disegnato per Novoceram al Cersaie 2010 è uno sforzo che non riesce proprio ad apparirmi naturale. Provo allora a distrarmi raccontandovi qualcosa di lui, a cominciare dal suo nome fatto di una sola lettera “Ô” : per un italiano una semplice vocale con un arcano accento circonflesso, per un francese il suono della parola acqua (eau), l’elemento vitale più minacciato del pianeta.

Ô è un vero inno all’acqua, una favola liquida che ho scritto tutta d’un fiato non appena ho scoperto che l’impegno dell’azienda nel contenimento dei consumi idrici stava dando un frutto concreto: il 30% di risparmi d’acqua rispetto all’anno precedente. Nemmeno un messaggio così profondo obbliga però a prendersi troppo sul serio, ed ogni designer ha Read the rest of this entry















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