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		<title>OVINE GEOMETRIE</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 01:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARCHITETTURA]]></category>

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		<description><![CDATA[OVVERO: COME UN TALENTUOSO DUO DI ARCHITETTI OLANDESI SIA RIUSCITO A RIPENSARE LO STILE DI VITA DI UN GREGGE DI PECORE COSTRUENDO INTONO A LORO UN OVILE DECISAMENTE SPECIALE]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Almere" target="_blank">Almere</a> è un comune olandese della provincia di Flevoland, non lontano da Amsterdam: una città nata di recente (stando a Wikipedia la prima casa venne terminata nel 1976), ma cresciuta molto rapidamente, fino a diventare la settima area urbana più popolosa dei Paesi Bassi. Forse anche grazie a queste sue origini recenti Almere è particolarmente propensa a dare spazio al design, come testimoniano diversi edifici dall&#8217;architettura audacemente contemporanea che è facile scoprire navigando in rete. Un caso esemplare di questa voglia di sperimentare nuove applicazioni architettoniche è l&#8217;ovile municipale del parco Johannes Marten den Uyl nel cuore della città, progettato da <a href="http://www.70f.com/" target="_blank">Studio 70F</a>, un duo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Architetti_olandesi" target="_blank">architetti olandesi</a> composto da Bas ten Brinke e Carina Nilsson.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2884" title="architetti-olandesi-almere-olanda-01" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-01-450x300.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda) by Studio 70f" width="450" height="300" /><img class="alignleft size-large wp-image-2885" title="architetti-olandesi-almere-olanda-11" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-11-450x300.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda) by Studio 70f" width="450" height="300" />Costruito sulle fondamenta di un ovile preesistente, ma andato a fuoco nei primi anni &#8217;80,  il progetto è stato commissionato dalla municipalità di Almere nel 2005 e terminato alla fine del 2008. L&#8217;ovile è una semplice scatola parallelepipedale di 126mq, avvolta in una <span id="more-2863"></span>facciata continua di listelli di legno. Questa trama listellare, apparentemente uniforme lungo l&#8217;intero perimetro esterno, è in realtà chiusa nella metà inferiore dell&#8217;edificio, e aperta in quella superiore, dove le fessure tra i listelli orizzontali garantiscono una ventilazione naturale e continua (come si può ben apprezzare nelle foto notturne). L&#8217;area destinata agli animali occupa metà della superficie dell&#8217;edificio, e si sviluppa su un unico spazio a doppia altezza, mentre l&#8217;altra metà comprende servizi igienici e un piccolo magazzino (al piano terra) e un ufficio e una seconda area di stoccaggio (al secondo piano).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2886" title="architetti-olandesi-almere-olanda-15" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-15-450x675.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda) by Studio 70f" width="450" height="675" />L&#8217;edificio è aperto al pubblico, che può attraversare l&#8217;ovile longitudinalmente, passeggiando tra gli animali che si trovano ai due lati dei visitatori dietro ad apposite recinzioni. Alle estremità di questo percorso si trovano due porte, centrate sui lati corti del parallelepipedo, costituite da persiane realizzate nel medesimo grigliato listellare di tutta la superficie esterna, in cui si integrano perfettamente fino a divenire invisibili una volta chiuse. Altre 4 persiane invisibili sui due lati lunghi dell&#8217;edificio sono invece pensate per l&#8217;accesso degli animali. L&#8217;apertura basculante a libro consente un transito ampio e naturale alle pecore, che possono muoversi liberamente dentro e fuori dall&#8217;edificio nelle ore diurne, mentre al calare del sole le persiane si possono chiudere sia manualmente che automaticamente, grazie a un sistema di sensori crepuscolari capaci di riaprirle al sorgere del sole. Le pecore apprendono rapidamente questo ritmo e imparano da sole a rientrare quando il tramonto si avvicina, mentre la mattina decidono autonomamente se rimanere più a lungo all&#8217;interno oppure uscire subito nel parco.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2887" title="architetti-olandesi-almere-olanda-07" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-07-450x675.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda) by Studio 70f" width="450" height="675" />Di notte, l&#8217;edificio diventa una lanterna luminosa al centro del parco. Come dicono i due architetti olandesi, si potrebbe dire che l&#8217;ovile &#8220;si sveglia e va a dormire ogni giorno&#8221; in completa autonomia. Con una trasparenza tutta nord europea Studio 70 e il comune di Almere dichiarano il costo di realizzazione dell&#8217;edificio, altrettanto fuori dall&#8217;ordinario ovino quanto lo è il suo design: 125.000€, coperti però quasi interamente da &#8220;sponsored money&#8221;, attirato dalla visibilità locale e internazionale del progetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2883" title="architetti-olandesi-almere-olanda-13" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-13-450x299.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda)" width="450" height="299" /><img class="alignleft size-large wp-image-2888" title="architetti-olandesi-almere-olanda-03" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-03-450x300.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda) by Studio 70f" width="450" height="300" />L&#8217;ovile comunale del parco J.M. den Uyl non è il primo esperimento di fortunato connubio tra allevamento delle pecore e architettura di qualità realizzato dalla municipalità di Almere: nel 2003 lo stesso comune aveva già affidato a Studio 70 una casa altrettanto sofisticata per 80 fortunati ovini (e naturalmente &#8211; non dimentichiamolo &#8211; per un numero imprecisato di scolaresche e visitatori che ne beneficiano ogni giorno). E&#8217; un precedente che aiuta ad inquadrare meglio entrambi i progetti, dal momento che le impeccabili linee curve delle sue geometrie e il costo ancora più elevato (300.000€) suggeriscono un approccio progettuale e politico già consolidato, e la sua convinta ripetizione permette di contestualizzare l&#8217;esperienza e l&#8217;investimento in un ambiente culturale capace di darle valore.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2889" title="architetti-olandesi-almere-olanda-19" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/architetti-olandesi-almere-olanda-19-450x299.jpg" alt="Architetti olandesi: ovile di Almere (Olanda) by Studio 70f" width="450" height="299" />Per saperne di più:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>la <a href="http://www.70f.com/projects/al0504/al0504.htm" target="_blank">scheda del progetto dell&#8217;ovile di J.M Den Uyl Park</a> sul sito di Studio 70</li>
<li>la <a href="http://www.70f.com/projects/al0310/al0310.htm" target="_blank">scheda del progetto dell&#8217;ovile curvilineo di Almere</a> progettato da Studio 70</li>
<li>il sito del fotografo <a href="http://www.luukkramer.nl/" target="_blank">Luuk Kramer</a> autore delle immagini dell&#8217;articolo</li>
</ul>
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		<title>DECLUTTERING! &#8211; Puntata 2/2</title>
		<link>http://www.francescocatalano.it/decluttering-spaceclearing-2/</link>
		<comments>http://www.francescocatalano.it/decluttering-spaceclearing-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 May 2013 22:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[ALTRE ISPIRAZIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[OVVERO: COME IMPARARE AD ALLEGGERIRE I PROPRI SPAZI IN 10 ABILI MOSSE E RIAPRIRE LE PORTE DELLA VITA PER ACCOGLIERE TUTTO IL NUOVO CHE CI ASPETTA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel post precedente dedicato a <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/decluttering-spaceclearing-1/" target="_blank"><em>decluttering e <strong>space clearin</strong>g</em></a> </strong>vi ho anticipato in cosa consistano queste discipline che insegnano a riconoscere ed eliminare le cose superflue per alleggerire gli spazi in cui viviamo e lavoriamo. Il mio incontro con questo nuovo modo di guardare al rapporto con le cose che ci circondano è avvenuto leggendo un libro di Lucia Larese che presenta lo <strong><em>Space clearing</em> </strong>e il <strong><em>decluttering</em></strong> come un semplice &#8220;insieme di principi e consigli di buon senso che insegnano alle persone a eliminare il superfluo per recuperare l&#8217;essenziale e ritrovare il benessere interiore&#8221;. Eliminare il superfluo significa in fondo imparare a scegliere. Per questo ha senso conservare solo le cose che ci trasferiscono  <strong>sensazioni positive</strong> oppure che rivestono una <strong>funzione</strong> (anche soltanto <strong>affettiva</strong>) nel nostro <strong>presente</strong>. Questo trovo che sia in sintesi l&#8217;insegnamento principale che ho tratto dal libro. Gli oggetti inutili cessano di essere un nostro possesso per impossessarsi a loro volta del nostro tempo e delle nostre energie, diventano una zavorra, o se preferiamo un <em>&#8220;<strong>clutter</strong>&#8220;</em>, cioé un accumulo disordinato di cose che ingombrano il nostro spazio e il nostro tempo, bloccando il flusso creativo e dandoci un senso di impotenza e fastidio che rallenta i processi ideativi e favorisce la tendenza a rinviare le nostre azioni. Eliminare i <em>clutter</em> con <strong>consapevolezza</strong> (questo è l&#8217;aspetto chiave) ci aiuta ritrovare respiro, lucidità, pace, e in questo modo ci permette di ripulire anche la strada per identificare e raggiungere i nostri obiettivi, innescando una vera catarsi interiore.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2797" title="Brice-Marden-Annunciation" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-Annunciation-450x395.jpeg" alt="Annunciation by Brice Marden - decluttering" width="450" height="395" /></p>
<h2 style="text-align: justify;">I 10 PRINCIPI DEL DECLUTTERING</h2>
<p style="text-align: justify;">Le tecniche di matrice anglosassone dello <strong><em>space clearing</em></strong> e del <strong><em>de-cluttering</em></strong> derivano dall&#8217;antica disciplina cinese del <strong>Feng Shui</strong>, che da 4000 anni studia il rapporto tra l&#8217;ambiente che ci circonda e il nostro mondo interiore. L&#8217;aspetto che mi interessa raccontarvi è però la semplicità del percorso e dei principi che ho seguito per fare evolvere il mio rapporto con le cose, che provo a sintetizzarvi in<span id="more-2751"></span> questi 10 punti:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #deb658;">Individuare le aree critiche della casa dove sono accumulati oggetti che non usiamo e che ci comunicano un senso di pesantezza</span>. Con un piccolo sforzo di <strong>consapevolezza</strong>, impareremo non solo a riconoscere questa sensazione soffocante, ma riusciremo ad accorgerci che ci segue anche quando ci troviamo fuori casa. Può sembrare strano all&#8217;inizio, e un po&#8217; esoterico leggendolo ora, eppure basterà poco per renderci conto che questi <strong><em>clutter</em> </strong>ci fanno sentire prigionieri anche quando non li abbiamo sotto i nostri occhi.</li>
<li><span style="color: #deb658;">Scegliere un&#8217;area ed attaccarla, quella e solo quella, dandosi un tempo (ragionevole) per ultimare il <strong><em>de-clutter</em></strong></span>. Non passare a un&#8217;altra area finché non si è ultimato il lavoro che ci si era prefisso per questa, e al termine concedersi un piccolo premio simbolico per gratificarci</li>
<li><span style="color: #deb658;">Estendere il <em><strong>decluttering</strong> </em>a porzioni sempre più ampie della casa</span>, ma sempre avendo presente la scomposizione che avevamo fatto all&#8217;inizio, in modo che la tentazione di volere fare ordine ovunque in una volta sola non diventi l&#8217;alibi per non fare più nulla.</li>
<li><span style="color: #deb658;">Ogni volta che si intercetta un oggetto decidere <strong>subito</strong> se tenerlo o liberarsene, senza incertezze</span>. La domanda da porsi è: continua a servirmi o a comunicarmi una sensazione positiva anche nel <strong>presente</strong> oppure ha esaurito il suo ruolo? La risposta è strettamente personale, e nulla vieta che tale sensazione positiva sia puramente emotiva (ad esempio un oggetto che ci ricorda un momento felice o a una persona che amiamo), ma occorre che sia ancora viva e attuale, e questo soltanto noi possiamo saperlo e ammetterlo con onestà.</li>
<li><span style="color: #deb658;">Non rimandare mai la decisione, accumulando alcuni oggetti per cui siamo incerti in un limbo dove ci proponiamo di riesaminarli</span>: se l&#8217;oggetto rimane occorre decidere quale sarà il suo posto, se invece decidiamo di liberarcene dobbiamo farlo con fermezza, con gioia, e senza rimpianti.</li>
<li><span style="color: #deb658;">E&#8217; vietato avere ripensamenti</span>: se per ogni oggetto iniziamo a domandarci <strong>se</strong> potrà prima o poi tornare utile il processo di <strong><em>space clearing</em> </strong>si interromperà immediatamente. Occorre invece che ci domandiamo <strong>come</strong> potrà esserci utile. La risposta sarà illuminante e ci metterà con le spalle al muro, dissolvendo i nostri alibi. La nostra decisione non dovrà mai essere influenzata dal valore economico dell&#8217;oggetto o dal prezzo che abbiamo pagato in passato per averlo: a volte il fatto che ci sia costato una fortuna (o viceversa che ne siamo entrati in possesso gratuitamente), ci porta a pensare che sia un peccato privarcene, ma se riusciamo a comprendere che la sua inutilità continua a costarci moltissimo in termini di tempo, spazio, fatica mentale e opportunità perdute allora ci renderemo conto che il prezzo più alto che paghiamo è quello per tenerlo con noi, e improvvisamente ci apparirà chiaro che ci conviene liberarcene.</li>
<li><span style="color: #deb658;">Se il distacco da alcuni oggetti ci mette in crisi occorre sempre ricordare che non possiamo fare entrare cose nuove nella nostra vita finché non liberiamo, e quindi creiamo, spazio per loro</span>. Ogni oggetto che scegliamo di tenere nella nostra casa corrisponde a un&#8217;altro oggetto o a un&#8217;altra esperienza che non potrà entrare nella nostra vita, perché il suo posto è già occupato. Per me, che sono sempre curioso di ciò che il destino mi farà scoprire domani, questa <strong>consapevolezza</strong> è stata una fonte di motivazione decisiva: ogni volta che il mio processo si inceppava di fronte a un oggetto di difficile classificazione, mi domandavo, ad esempio, se preferivo tenerlo o avere tempo per riprendere a scrivere sul blog e la risposta diventava più facile ponendosi un metro di paragone tra il vecchio che lasciavo e il nuovo a cui mi aprivo.</li>
<li><span style="color: #deb658;">Il <strong><em>decluttering </em></strong>richiede tempo: occorre capire quanto ce ne restituisce in cambio, e trovare il punto di equilibrio</span>, ma soprattutto occorre vederlo come un processo permanente, da vivere con leggerezza e piacere, non come un momento tra una fase di accumulo e la successiva!</li>
<li><span style="color: #deb658;">Quando il meccanismo dello <strong><em>space clearing</em> </strong>si è innescato ci si accorgerà che si inizia a considerare il disfarsi del superfluo come un&#8217;esperienza gratificante</span>. Quando ne avrete constatato i benefici, cercherete sempre più spesso queste gratificazioni. Liberarsi delle cose può darci lo stesso piacere che abbiamo avuto nel comprarle. Gli oggetti che ci circondano richiamano la nostra energia e la dirigono verso una dimensione meramente materiale, allontanandola da scopi più nobili e gratificanti verso cui può essere indirizzata la nostra vita.</li>
<li><span style="color: #deb658;">Liberarci di ciò che abbiamo scartato non significa gettare quello che abbiamo escluso dal nostro futuro</span>. Possiamo regalarlo a chi saprà apprezzarlo perché capace di trarne nuova utilità, oppure darlo in beneficenza. Le cose che finiranno nel pattume saranno molto poche: soltanto quelle che non possono più avere valore né per noi né per nessun altro.</li>
</ol>
<h2><img class="alignleft size-large wp-image-2804" style="font-size: 13px; line-height: 19px;" title="Brice-Marden-Red-Yellow-Blue-1974" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-Red-Yellow-Blue-1974-450x465.jpg" alt="Red, Yellow and Blue by Brice Marden, 1974 - decluttering" width="450" height="465" /></h2>
<h2 style="text-align: justify;">DIVERSI LIVELLI DI SPACE CLEARING</h2>
<p style="text-align: justify;">Questo percorso può essere interpretato da ciascuno in modo diverso, e condurre a livelli di trasformazione di diversa portata: un <strong>primo livello</strong> è quello puramente <strong>pratico</strong>, per cui il <em><strong>decluttering</strong> </em>ci porta a trovarci gradualmente circondati da un ambiente più organizzato, dove la quotidianità sarà più piacevole e semplificata. Posso tuttavia assicurare che la trasformazione può operare anche a un <strong>secondo livello</strong>, decisamente più profondo, facendoci sentire più liberi, e aiutandoci a incanalare le nostre energie nella direzione che abbiamo scelto invece che in quella verso cui ci dirottano tante costrizioni, di cui <strong><em>clutter</em> </strong>sono una manifestazione. Eliminare il superfluo &#8211; è questo il messaggio ultimo dello <strong><em>space clearing</em> </strong>- diventa allora un modo per recuperare l&#8217;essenziale, e riordinare anche i nostri obiettivi e le nostre priorità, da cui gli oggetti superflui &#8211; insieme a tanti altri fattori &#8211; ci stavano inutilmente distraendo.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2807" style="font-size: 13px; line-height: 19px;" title="Brice-Marden-Summer-Table-1972–73" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-Summer-Table-1972–73-450x260.jpg" alt="Summer Table by Brice Marden, 1972-1973 - decluttering" width="450" height="260" /></p>
<h2 style="text-align: justify;">GLI EFFETTI DEL DECLUTTERING</h2>
<p style="text-align: justify;">Non sono mai stato un <em>clutterholic</em>, un accumulatore cronico e incallito, ma chi conosce la mia casa sa che il minimalismo non abita certo tra le sue pareti. Ecco perché alcuni amici, da quando mi sentono farneticare di <strong><em>decluttering</em></strong>, varcano con trepidazione la mia porta, aspettandosi di trovarsi di fronte un panorama domestico improvvisamente trasfigurato in una teoria di algide stanze vuote, e restano vagamente delusi nello scoprire differenze apparentemente limitate: la scrivania sgombra, qualche ripiano libero qua e là, qualche oggetto in meno. La scoperta dello <strong><em>space clearing</em></strong> non consiste infatti necessariamente in una rivoluzione esteriore, ma in un nuovo  approccio a tutto ciò che ci domanda tempo ed energie per essere gestito. Gli oggetti<em> </em>(quelli visibili ai nostri ospiti, ma soprattutto quelli che ingombrano inutilmente cassetti e armadi), ma anche i files del nostro PC (i frutti più succosi della mia catarsi sono probabilmente quelli che ho raccolto nello <strong><em>spaceclearing digitale</em></strong>, semplificando il dedalo di cartelle e sottocartelle in cui era organizzato il mio disco fisso) e talora persino certi rapporti personali che assorbono energie senza un reale significato affettivo che ne giustifichi la persistenza (a chi è pronto ad addentrarsi nel delicatissimo dominio dello <strong><em>spaceclearing relazionale</em></strong>, consiglio un post di <a href="http://michelenigro.wordpress.com/2011/03/08/space-clearing-e-relazioni-sociali/" target="_blank">Michele Nigro</a>, da leggere senza preconcetti).</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2808" title="Brice-Marden-Grove-Group-lll" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-Grove-Group-lll-450x303.jpg" alt="Grove Group III by Brice Marden - decluttering" width="450" height="303" /></p>
<p>Per saperne di più:</p>
<ul>
<li>il primo articolo dedicato a <a href="http://www.francescocatalano.it/decluttering-spaceclearing-1/" target="_blank">decluttering e space clearing</a></li>
<li>il sito di <a href="http://www.spaceclearing.it/" target="_blank">Lucia Larese</a>, autrice del libro &#8220;Space clearing&#8221;</li>
<li>e quello di <a href="http://http://www.spaceclearing.com/" target="_blank">Karen Kingston</a>, maestra inglese di Space clearing</li>
<li>la pagina wikipedia dedicata a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brice_Marden" target="_blank">Brice Marden</a>, l&#8217;artista americano autore dei dipinti che ho scelto per illustrare questo post</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><br />
</span></p>
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		<title>DECLUTTERING! &#8211; Puntata 1/2</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 00:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[ALTRE ISPIRAZIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[OVVERO: COME UN LIBRO INCONTRATO PER CASO IN BIBLIOTECA MI ABBIA INDICATO LA STRADA PER CREARE NUOVO SPAZIO NELLA CASA E NELLA VITA LIBERANDO NUOVE ENERGIE]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono passati un po&#8217; di mesi dall&#8217;ultimo post, e molti più lettori di quanti immaginassi mi hanno scritto per sapere dove fossi sparito. La sola risposta che ho potuto dare è questa: sono momentaneamente assente per fare <strong><em>decluttering </em></strong>(o se preferite <strong><em>space clearing</em></strong>) e creare nuovo spazio per nuove idee. Visto che l&#8217;espressione è un po&#8217; arcana <span style="font-size: 13px;">ho promesso a tutti che il mio primo post sarebbe ripartito dalla spiegazione di questa parola e </span><span style="font-size: 13px;">mi sono limitato ad anticipare che </span><a href="http://www.francescocatalano.it/decluttering-spaceclearing-2/" target="_blank"><strong style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><em style="font-size: 13px;">decluttering</em></strong><span style="font-size: 13px;"> </span><span style="font-size: 13px;">e </span><strong style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><em style="font-size: 13px;">space clearing</em></strong></a><span style="font-size: 13px;"><strong> </strong>possono </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">essere visti come un modo più consapevole di guardare al nostro rapporto con le cose che ci circondano per evitare che siano loro a possederci. Il primo effetto di questo nuovo approccio è la capacità di selezionare ciò che è superfluo (un insieme di oggetti inutili e ingombranti che in inglese prende il nome di <em><strong>clutter</strong></em>) per alleggerirci e fare così spazio per il nuovo che ci aspetta e che altrimenti non potremmo accogliere nella nostra vita. Ma andiamo con ordine&#8230;</span></p>
<h2 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2771" title="Brice-Marden-Meritatio" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-Meritatio-450x392.jpg" alt="Meritatio by Brice Marden - Decluttering" width="450" height="392" />COME HO SCOPERTO IL DECLUTTERING</h2>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è sempre un momento, alla fine di ogni anno, in cui mi ritaglio un po&#8217; di tempo per rileggermi il diario dell&#8217;anno concluso e per scrivermi propositi e obiettivi per l&#8217;anno che sta per cominciare. Questa volta, dopo un 2012 davvero intensissimo e in vista di un 2013 ancora più impegnativo, ho capito che le mie energie erano state interamente saturate e che per affrontare nuovi progetti occorreva crearne di nuove, o meglio ridistribuirle, liberandomi da vecchie zavorre. Una sensazione evidente, ma confusa, che sono riuscito a mettere a fuoco il giorno in cui, aggirandomi per la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, ho avvertito un misterioso richiamo provenire da uno scaffale. C&#8217;era sopra un unico libro dal titolo &#8220;<strong><em>Space clearing</em></strong>&#8221; di Lucia Larese. Mi è bastata una sbirciatina all&#8217;<em>abstract</em> e pochi secondi dopo ero già in sella alla bici, diretto verso<span id="more-2708"></span> casa per leggerlo tutto d&#8217;un fiato e scoprirvi una serie di semplici consigli e riflessioni che nei mesi successivi mi hanno aiutato a fare quello che mi ero ripromesso: liberarmi di pesi e ingombri inutili (<em><strong>clutter</strong></em>) per concentrare le mie energie su progetti nuovi.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2773" title="Brice-Marden-For-Pearl" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-For-Pearl-450x440.jpg" alt="For Pearl by Brice Marden - Decluttering" width="450" height="440" />COSA SONO IL DECLUTTERING E LO SPACE CLEARING</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>S<em>pace clearing</em></strong> e <strong><em>decluttering</em></strong><em> </em>sono discipline già molto diffuse nel mondo anglosassone che consistono nell&#8217;eliminare cose inutili per alleggerire gli spazi intorno a sé &#8211; tipicamente la propria casa e il proprio ufficio &#8211; trasformando così la propria vita. All&#8217;apparenza si direbbe uno di quei tipici concetti americani, più legati all&#8217;auto-convincimento che a un reale rapporto di causa-effetto, ecco perché, per spiegarvi cosa ha significato per me (e come può essere utile anche per voi) preferisco incominciare dalla sua traduzione in italiano, che in questo caso mi pare aiuti meglio ad afferrarne l&#8217;essenza. La traduzione che sceglierei io infatti non è quella letterale di <em>&#8220;liberare spazio&#8221;</em>, ripresa nel sottotitolo del libro, che mantiene l&#8217;idea <strong>sottrattiva</strong> della parola inglese: preferisco piuttosto guardare allo <strong><em>space clearing</em> </strong>in termini <strong>additivi</strong>, descrivendovelo come l&#8217;arte di <em>&#8220;fare spazio&#8221;</em>. Se infatti <em>&#8220;liberare spazio</em>&#8221; significa sgombrare, togliere &#8211; sottrarre appunto &#8211; l&#8217;idea di <em>&#8220;fare spazio&#8221;</em> rimanda al contrario ad una idea più prodigiosa: quella di creare, generare &#8211; aggiungere, appunto &#8211; nuovo spazio. Questo processo di creazione è stato il fondamento della mia nuova consapevolezza: facendo <em><strong>decluttering</strong> </em>e togliendo oggetti inutili non ho solo liberato spazio fisico, ma <span style="font-size: 13px;">ne ho anche creato di nuovo, sia fisico che mentale, rendendolo disponibile per nuovi progetti e idee. Il primo principio dello <strong><em>space clearing</em> </strong>infatti consiste semplicemente in questa ovvia constatazione: se non si fa spazio, nulla di nuovo può entrare.</span></p>
<h2 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2774" title="Brice-Marden-To-Corfu-1976" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-To-Corfu-1976-450x527.jpg" alt="To Corfù by Brice Marden - Decluttering" width="450" height="527" />DECLUTTERING CONSAPEVOLE</h2>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di <strong><em>decluttering </em></strong>era già dentro di me da anni, se ripenso ai tempi dell&#8217;università, in cui dopo ogni esame la prima cosa che facevo era svuotare la mia camera di tutto quello che avevo accumulato nel periodo di preparazione per ricreare spazio per l&#8217;esame successivo. La differenza tra quell&#8217;approccio intuitivo e quello che ho maturato oggi leggendo il libro di Lucia Larese consiste nell&#8217;aver imparato a ri<span style="font-size: 13px;">conoscere con <strong>consapevolezza</strong> l&#8217;utilità o l&#8217;inutilità di un oggetto: liberarci di ciò che non ci serve non significa infatti sbarazzarci di ogni cosa che non ci fornisce un&#8217;immediata utilità, ma comprendere intimamente il significato profondo che gli oggetti hanno per noi per decidere quali lasciare andare con leggerezza e amore, innescando una trasformazione che ci porta a vivere più organizzati, semplificando i nostri gesti, liberando il nostro tempo e trasformando, anche se può sembrare eccessivo, tutta la nostra vita.</span></p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2775" title="Brice-Marden-Cogitatio" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2013/05/Brice-Marden-Cogitatio-450x377.jpg" alt="Cogitatio by Brice Marden" width="450" height="377" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Se questa breve introduzione vi ha fatto venire voglia di assaggiare i benefici dello <em><strong>space clearing</strong> </em>e del<em> <strong>decluttering </strong></em>allora vi do appuntamento a domani, con un nuovo post dedicato ai 10 passi da seguire per fare nuovo spazio fuori e dentro di voi.</span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> Vi aspetto!</span></p>
<p>Per saperne di più:</p>
<ul>
<li>il secondo articolo dedicato a <a href="http://www.francescocatalano.it/decluttering-spaceclearing-2/" target="_blank">decluttering e spaceclearing</a></li>
<li>il sito di <a href="http://www.spaceclearing.it/" target="_blank">Lucia Larese</a>, autrice del libro &#8220;Space clearing&#8221;</li>
<li>e quello di <a href="http://http://www.spaceclearing.com/" target="_blank">Karen Kingston</a>, maestra inglese di Space clearing</li>
<li>la pagina wikipedia dedicata a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brice_Marden" target="_blank">Brice Marden</a>, l&#8217;artista americano autore dei dipinti che ho scelto per illustrare questo post</li>
</ul>
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		<title>MONICA VITTI: LA “RIVOLUZIONARIA”</title>
		<link>http://www.francescocatalano.it/monica-vitti-di-jessica-pieragostino/</link>
		<comments>http://www.francescocatalano.it/monica-vitti-di-jessica-pieragostino/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 14:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jessica Pieragostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Friends Post]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Vitti]]></category>

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		<description><![CDATA[OVVERO: COME UNA DONNA APPARENTEMENTE FUORI DAI CANONI DEL SUO TEMPO RIUSCI’ A DIVENTARE IL PIU' AFFASCINANTE DI TUTTI I COLONNELLI DELLA COMMEDIA ITALIANA.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em>Non è un caso che il mio motto “True Passion for Life since 1971” sia diventato anche il payoff  di questo blog: ognuno dei post che leggete qui nasce sempre da una piccola o grande scintilla di Passione a cui io e gli altri amici che scrivono con me su queste pagine vogliamo dare l’occasione di contagiare qualcuno di voi. Anche questo articolo dedicato a <strong>Monica Vitti</strong>, che proprio domani compirà 81 anni, nasce da una Passione profonda: quella di Jessica Pieragostino, che ne celebra ogni giorno la bellezza e la simpatia animando la più vivace Fanpage dedicata all’attrice su Facebook. Ho deciso di tuffarmi nel suo mare, certo che sarei ritornato a galla con qualche nuovo tesoro e le ho dato volentieri carta bianca per raccontarci a modo suo questa indimenticabile protagonista del cinema italiano. In realtà i tesori sono almeno due: una nuova occasione di scoprirla o ricordarla, per chi di voi avrà voglia di seguirci nelle prossime righe, e un piccolo regalo di compleanno per una donna che mi conquistò al primo sguardo quando ero ancora un bambino.</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><em><strong>Buon Compleanno, Monica!</strong></em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: right;"><em>Francesco</em></div>
<div style="text-align: right;"><em><br />
</em></div>
<h2><img class="alignleft size-large wp-image-2609" title="Ritratto di Monica Vitti" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-17-450x450.jpg" alt="Monica Vitti" width="450" height="450" />MONICA VITTI</h2>
<h3>La prima avventura di Maria Luisa Ceciarelli</h3>
<div style="text-align: justify;">Occhi lunghi, verdi, quasi felini e infinitamente espressivi, capelli color del grano, sempre un po&#8217; scompigliati, deliziose efelidi sparpagliate qua e là sulle gote, labbra sensuali, come due petali di rosa messi uno sopra l&#8217;altro: è lei, <strong>Monica Vitti</strong>, impossibile dimenticarla per chi, anche solo una volta, ha incrociato il suo volto così particolare sul grande o sul piccolo schermo, e per chi ha udito quella sua voce roca, decisamente unica.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Dicono di Brigitte Bardot che “quando apparve sullo schermo tutto il mondo sospirò”: questo è esattamente ciò che accadde quando <strong>Monica Vitti</strong> &#8211; al secolo <strong>Maria Luisa Ceciarelli</strong> &#8211; apparve seduta su una nave, rannicchiata su sé stessa mentre il vento le spettinava i capelli chiarissimi, illuminati dal sole come una nube dorata, e intanto lei, con l&#8217;espressione accigliata dall&#8217;abbagliante luce del sole, guardava assorta il mare di Lipari. Era il film <strong>“L&#8217;Avventura”</strong> (1959-1960), di Michelangelo Antonioni, che<span id="more-2403"></span> vinse il premio speciale della giuria al 13° Festival di Cannes.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2601" title="Ritratto di Monica Vitti" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-4-450x699.jpg" alt="Monica Vitti" width="450" height="699" /></p>
<h2 style="text-align: start;">MONICA VITTI</h2>
<h3 style="text-align: start;">Gli anni &#8217;60 e il cinema impegnato</h3>
<p>Si trattava senz&#8217;altro di un sospiro di ammirazione mista a curiosità. Eh sì, perché Monica, la “musa” di Antonioni, di curiosità ne destò parecchia nel corso dei primi anni &#8217;60, quando le era stato cucito addosso il ruolo di attrice impegnata nei film sull&#8217;incomunicabilità realizzati dal cineasta ferrarese. Ma da dove sbuca fuori questa Vitti che dall&#8217;aspetto sembra più tedesca che italiana, che non ride mai, che fa sempre la nevrotica, l&#8217;infelice, l&#8217;insoddisfatta? Ma ci è o ci fa? Più o meno erano queste le domande che assillavano i “curiosoni”, ovvero i giornalisti, i critici, ma anche le persone comuni.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo di Monica, quando ancora si faceva chiamare Maria Luisa, era proprio quello di compiere la sua piccola rivoluzione: il suo sogno era diventare un&#8217; attrice e ci sarebbe riuscita anche se fisicamente appariva lontana anni luce da determinati stereotipi, anche se aveva la voce sgranata e non perfettamente impostata come quella di Vittorio Gassman, che era già un giovanissimo professore quando lei  frequentava l&#8217;Accademia D&#8217;arte Drammatica a Roma ed era considerato l&#8217;attore modello dal quale tutti dovevano prendere esempio.</div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2605" title="Ritratto di Monica Vitti" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-16.jpg" alt="Monica Vitti" width="450" height="598" /></p>
<h2>MONICA VITTI</h2>
<h3>Un nuovo concetto di diva</h3>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E così, quando Michelangelo Antonioni la volle come protagonista de “L&#8217;Avventura”, la Ceciarelli, che per tutti era già diventata <strong>Monica Vitti</strong>, ribaltò completamente il canone di bellezza della popolana procace, come Mangano, Loren e Lollo: il prototipo che imperversava nelle pellicole degli anni &#8217;50. Alta 1.73, bionda, dal fisico longilineo, Monica Vitti risultava essere totalmente l&#8217;opposto di questo standard, quasi come se una giovane aspirante attrice dei giorni nostri fosse stata catapultata nel cinema italiano di 50 anni fa. D&#8217;altronde i film di Antonioni erano molto moderni, parlavano di tematiche nuove, come l&#8217;alienazione, l&#8217;incomunicabilità, dunque anche la loro protagonista doveva avere un aspetto altrettanto moderno, una bellezza assolutamente non convenzionale, decisamente distante da quegli stereotipi legati alla cultura nazional-popolare.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2596" style="text-align: justify;" title="Monica Vitti sul set del film La cintura di castità (1967) " src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-15-450x599.jpg" alt="Monica Vitti nel film La cintura di castità" width="450" height="599" />Ma il ciclone Vitti non si ferma qui: già, perché proprio quella stangona bionda, algida, che non ride mai, è invece capace di far sbellicare dalle risate gli italiani ed è nel 1968 che avviene la svolta, quando Mario Monicelli la vuole come protagonista de <strong>“La ragazza con la pistola”</strong>. Monica, con una parrucca nera dalla lunga treccia che le arriva in fondo alla schiena, interpreta una siciliana disonorata che cerca vendetta, ma che alla fine si rifà una nuova vita a Londra. Ed è proprio questa un&#8217;altra delle sue peculiarità, quella di trasformarsi continuamente, di saper interpretare in maniera magistrale le tipologie femminili più disparate, passando dal registro comico a quello drammatico con una impareggiabile naturalezza.</p>
</div>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2602" title="Monica Vitti e Ugo Tognazzi sul set del film &quot;L'Anatra all'arancia&quot;" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-con-Ugo-Tognazzi-sul-set-di-L-anatra-all-arancia-450x327.jpg" alt="MONICA VITTI con Ugo Tognazzi sul set di L-anatra all-arancia" width="450" height="327" /></p>
<h2>MONICA VITTI</h2>
<h3>Gli anni &#8217;70 e l&#8217;emancipazione femminile</h3>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Negli anni &#8217;70 la Vitti diventa anche un&#8217;icona dell&#8217;emancipazione femminile grazie al suo temperamento decisamente moderno, sotto tutti gli aspetti: il look dei capelli scalati, lisci e svirgolati, lunghi fino alle spalle e l’abbigliamento giovane e attuale, ma anche la sua libertà dalle convenzioni dimostrata dalla scelta di rimandare per anni il matrimonio nonostante i rotocalchi di allora spesso parlassero di nozze imminenti ora con Antonioni ora con il direttore della fotografia Carlo Di Palma. Invece è soltanto nel 2000 che la Vitti convola a giuste nozze con il fotografo <strong>Roberto Russo</strong>, più giovane di lei di 16 anni&#8230; precorrendo quindi i tempi anche in questo :-)</div>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2607" style="text-align: justify;" title="Monica Vitti e Alberto Sordi" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-con-Alberto-Sordi-450x356.jpg" alt="MONICA VITTI con Alberto Sordi" width="450" height="356" /></p>
<h2>MONICA VITTI</h2>
<h3>Oggi e domani.</h3>
<p><span style="text-align: justify;">Oggi di Monica non si parla più, dato che da circa dieci anni è stata costretta a ritirarsi dalle scene a causa del morbo di Alzheimer. Il rispetto per la malattia e per la sua vita privata è sacrosanto, ma questo non significa dimenticare ciò che un&#8217; artista straordinaria ha dato al cinema italiano. Ricordare Monica Vitti non significa parlare della malattia che la sta consumando o del suo privato, ma tenere vivo l’esempio di una Donna (con la D maiuscola) che non ha mai sentito il bisogno di allinearsi agli stereotipi di successo del suo tempo e che invece di arrendersi all’omologazione è stata capace di inventare e affermare un modello di attrice completamente nuovo: se stessa.<br />
</span>Domani chiedete alle vostre figlie se sanno chi sia Monica Vitti. Se vi risponderanno di no, raccontateglielo voi chi è stata.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2613" style="font-style: italic; text-align: justify;" title="Ritratto di Monica Vitti" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/MONICA-VITTI-6.jpg" alt="Monica Vitti" width="450" height="491" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per saperne di più:</p>
<ul>
<li>La Pagina Facebook dedicata a <a href="https://www.facebook.com/pages/Monica-Vitti/115216981850228" target="_blank">Monica Vitti</a> a cura da Jessica Pieragostino</li>
<li>La filmografia completa di <a href="http://www.mymovies.it/filmografia/?a=203" target="_blank">Monica Vitti</a> su MyMovies</li>
<li>La pagina Wikipedia dedicata a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monica_Vitti" target="_blank">Monica Vitti</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>IL MONDO DI VERNER PANTON, Post 4/4IL VARNA RESTAURANT DI ARHUS</title>
		<link>http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-varna-palace-restaurant-arhus/</link>
		<comments>http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-varna-palace-restaurant-arhus/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 15:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hotels & Restaurants]]></category>
		<category><![CDATA[INTERIOR DESIGN]]></category>
		<category><![CDATA[Unique Places]]></category>
		<category><![CDATA[Verner Panton]]></category>

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		<description><![CDATA[OVVERO: COME UN AUDACE PROGETTISTA DANESE RESO IMMORTALE DAL SUO SENSO DEL COLORE TRASFORMO' UN CANDIDO CASTELLO IN UN SONTUOSO SCRIGNO POLICROMO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si conclude con questo post la mia esplorazione dei principali <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>progetti di interior design di Verner Panton</strong></a>, industrial e interior designer danese della metà del secolo scorso, e uno dei più influenti protagonisti del design di tutti i tempi (potete saperne di più sulla <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>biografia di Verner Panton</strong></a> nel primo articolo introduttivo).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2560" title="l'interior design di Verner Panton per la sala principale del Varna Palace di Arhus" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-varna-restaurant-interior-design-1-450x419.jpg" alt="verner-panton-varna-restaurant-interior-design" width="450" height="419" />Come abbiamo visto nei progetti di <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank">Visiona 0</a> </strong>e <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank"><strong>Visiona 2</strong></a> e in quello di <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank"><strong>Der Spiegel</strong></a> e della <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank"><strong>Spiegelkantine</strong></a> ad Amburgo, una delle chiavi del successo di Verner Panton è sicuramente la capacità di combinare colori puri e intensi che marcarono il gusto del suo tempo ben oltre i confini della Danimarca: un talento di cui ha dato prova anche in questo progetto del 1971 per il completo allestimento degli interni del <strong>ristorante Varna</strong> (detto anche <strong>Varna Palace</strong> o <strong>Varna Palæet</strong>), nella città di Århus in Danimarca. Il locale, collocato all&#8217;interno di <a href="http://www.360cities.net/fr/image/varna-palace-in-marselisborg-forest-aarhus#15.55,-0.62,110.0" target="_blank">un candido castellozzo turrito</a> costruito nel 1909, nella foresta di Marselisborg, è un vero concentrato di prodotti di serie disegnati da Panton, combinati ad arredi che il designer aveva invece progettato esclusivamente per<span id="more-2409"></span> il locale.</p>
<h2><img class="alignleft size-large wp-image-2562" title="l'interior design di Verner Panton per l'entrata del Varna Palace di Arhus" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Varna-Restaurant-Arhus-Denmark-Entrance-450x452.jpg" alt="VERNER PANTON Varna Restaurant Arhus, Denmark - Entrance" width="450" height="452" /><img class="alignleft size-large wp-image-2582" title="il cambio di colori tra gli ambienti progettati da Verner Panton per il ristorante Varna Palace" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-varna-restaurant-interior-design-3-450x448.jpg" alt="verner-panton-varna-restaurant-interior-design" width="450" height="448" />IL VARNA RESTAURANT E VERNER PANTON</h2>
<h3>Il principio del total environment</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel pieno rispetto del principio del &#8220;<strong><em>total environment</em></strong>&#8220;, anche il Varna era inteso come un insieme unico, interamente frutto della creatività di Panton, che ne aveva progettato ogni dettaglio: dagli arredi (le sedie metalliche Pantanova della sala principale e le <strong>Panton Chair</strong> in plastica rossa della sala rotonda) agli apparecchi per l&#8217;illuminazione (le sospensioni <strong>Spiral Lamp SP1</strong> della sala principale e le <strong>Flowerpot</strong> che disegnano larghi motivi circolari nella sala rotonda) fino agli accessori decorativi (i controsoffitti di sfere colorate di poliuretano sospese), e ai materiali di rivestimento (i motivi curvilinei <strong>Decor I</strong> delle moquette e dei tessuti di <strong>Mira-X</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2559" title="l'interior design di Verner Panton nella Red Hall del Varna Palace di Arhus" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Varna-Restaurant-Arhus-Denmark-4-450x419.jpg" alt="VERNER PANTON Varna Restaurant Arhus, Denmark" width="450" height="419" />Tutti gli elementi del progetto erano stati disegnati e combinati da Panton per generare da un lato l&#8217;effetto di immersione in mondo unitario e fantastico, ma dall&#8217;altro per caratterizzare ogni sala conferendole una dinamica specifica, costruita attraverso forme e colori dedicati. Seguendo questa logica <strong>la sala principale</strong> del ristorante era dominata da un colore viola intenso (decisamente molto Panton!), scandita dai volumi sferici arancioni e blu del soffitto e accesa dai riflessi metallici delle Spiral Lamps e delle sedie Pantonova cromate.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2563" title="l'interior design di Verner Panton per la sala rotonda del Varna Restaurant di Arhus" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-varna-restaurant-interior-design-2-450x337.jpg" alt="verner-panton-varna-restaurant-interior-design" width="450" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atmosfera cambiava nella <strong>sala rotonda</strong>, detta anche Red Hall dal nome del rosso primario di ogni suo elemento &#8211; tende, luci, pavimenti, soffitti, tavoli e sedie &#8211; e accentuato dalla calda luce riflessa delle sospensioni Flowerpot, appese al soffitto. Anche le forme organiche delle strutture di riposo <strong>Living Tower</strong> collocate nella <strong>lounge</strong> servivano a darle un segno stilistico specifico, coerente con la sua funzione di relax e conversazione, così come il designer aveva invece scelto di enfatizzare le proporzioni del <strong>corridoio d&#8217;ingresso</strong> ritmandole con i motivi ondulati delle moquettes e dei tessuti alle pareti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2567" title="le Living Tower e le Spiral Lamps di Verner Panton nel foyer del Varna Palace di Arhus" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Varna-Restaurant-Arhus-Denmark-Foyer-8-450x258.jpg" alt="VERNER PANTON Varna Restaurant Arhus, Denmark - Foyer" width="450" height="258" /></p>
<h2>IL VARNA RESTAURANT E VERNER PANTON</h2>
<h3>Il destino attuale del progetto</h3>
<p style="text-align: justify;">Un progetto come quello del Varna Palace riuscirebbe a sembrarci innovativo anche se fosse appena stato firmato da qualche archistar contemporanea. Pensare quindi che le immagini che vedete risalgono invece a 42 anni fa non può lasciare indifferenti. Ma se il tempo non ha scalfito la portata storica dell&#8217;interior design di Panton, ha invece fatto piazza pulita di ogni sua traccia tangibile, che non siano queste fotografie: da un commento a un post su <a href="http://www.weareprivate.net/blog/?p=6515" target="_blank">Private</a>, ho scoperto che il ristorante è stato chiuso intorno al 1980, quando Panton era ancora in vita e non ancora consacrato dai posteri come uno dei grandi del design del XX secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2568" title="Lo stage del Varna Restaurant di Arhus progettato da Verner Panton" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Varna-Restaurant-Arhus-Denmark-11-450x372.jpg" alt="VERNER PANTON Varna Restaurant Arhus, Denmark" width="450" height="372" />Tra il momento del cambio delle mode e quello in cui il trascorrere del tempo permette di stabilire la prospettiva migliore per guardare alle testimonianza del passato, c&#8217;è sempre un periodo di mezzo, in cui il confine tra genio e stupidità risulta piuttosto sottile. Il Varna non è riuscito a sopravvivere a questo interludio e non appena i suoi arredi sono apparsi datati (troppo &#8220;<em>kindergarten-like</em>&#8220;, come scrive il commentatore) il destino ha voluto che i nuovi proprietari del locale se ne sbarazzassero senza scrupoli.  Il ristorante è stato nuovamente riaperto al pubblico recentemente, completamente riarredato in un classico stile nordico, chiaro e pulito, che limita le citazioni al glorioso passato del locale al misero omaggio di qualche sospensione di Verner Panton appesa al mesto controsoffitto fonoassorbente bianco senza riuscire a mostrare nulla di sostanzialmente diverso da tanti altri ristoranti  scandinavi: &#8220;<em>cool but a bit boring</em>&#8220;.</p>
<p>Gli altri 3 post della serie dedicata al mondo di Verner Panton:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>La biografia e i progetti di Verner Panton</strong></a></li>
<li>Le esposizioni <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank">Visiona 0</a></strong> (1968) e <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank">Visona 2</a></strong> (1970) per Bayer a Colonia (Germania)</li>
<li>Gli uffici della casa editrice <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank">Spiegel</a></strong> e la sua celebre <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank">Spiegelkantine</a></strong> ad Amburgo (Germania) del 1969</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2566" title="Flowerpot Lamps nel Varna Palace progettato da Verner Panton" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Varna-Restaurant-Arhus-Denmark-6-450x255.jpg" alt="VERNER PANTON Varna Restaurant Arhus, Denmark" width="450" height="255" />Per saperne di più:</p>
<ul>
<li>la scheda del progetto del <a href="http://www.verner-panton.com/spaces/archive/phase/325/" target="_blank">Varna Restaurant</a> sul portale ufficiale di Verner Panton</li>
<li>un interessante articolo di <a href="http://thethoughtexperiment.wordpress.com/2010/06/03/art-of-design-varna-restaurant/" target="_blank">The Tought Experiment</a> dedicato a questo progetto</li>
<li>il sito del <a href="http://www.varna.dk/" target="_blank">Varna</a> per scoprire com&#8217;è oggi (clickate solo se ve la sentite davvero di vedere la metamorfosi di questo luogo straordinario)</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL MONDO DI VERNER PANTON, Post 3/4GLI UFFICI DI DER SPIEGEL AD AMBURGO</title>
		<link>http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/</link>
		<comments>http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 22:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brand Temples]]></category>
		<category><![CDATA[Hotels & Restaurants]]></category>
		<category><![CDATA[INTERIOR DESIGN]]></category>
		<category><![CDATA[Unique Places]]></category>
		<category><![CDATA[Verner Panton]]></category>

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		<description><![CDATA[OVVERO: COME IL DESIGNER DANESE TRASFORMO' LA SEDE DEL PIU' DIFFUSO SETTIMANALE TEDESCO IN UN PULSANTE AFFRESCO POLICROMO DEL SUO TEMPO E DEL FUTURO A CUI ASPIRAVA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;interior design della sede della rivista tedesca <strong>Der Spiegel</strong> ad Amburgo, con la sua celebre <strong>Spiegelkantine</strong> (la mensa per i dipendenti situata al piano terra dell&#8217;edificio), rimane sicuramente uno degli esempi più emblematici e spettacolari dell&#8217;estetica del designer danese <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>Verner Panton</strong></a> applicata all&#8217;architettura degli interni.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2538" title="La Spiegelkantine: la mensa della sede di Der Spiegel progettata da Verner Panton ad Amburgo" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Area-viola-2-Mensa-Canteen-450x337.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegel Publishing House - Area viola della mensa" width="450" height="337" /></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2547" title="I grappoli di Flowerpot lamps di Verner Panton nella Spiegelkantine" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Flowerpot-3-450x612.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegel Publishing House - Flowerpot " width="450" height="612" /></p>
<h2>DER SPIEGEL E VERNER PANTON:</h2>
<h3>Le origini del progetto</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel 1969 la celebre testata giornalistica tedesca decise di trasferirsi in un nuovo, modernissimo, quartier generale (il terzo della sua storia) nel cuore di Amburgo, in Ost-West Strasse. Il progetto dell&#8217;edificio fu affidato a <strong>Werner Kallmorgen</strong> mentre <strong>Verner Panton</strong> fu chiamato da Hans Detlev Becker, allora a capo della casa editrice, a disegnare completamente buona parte degli interni: la grande lobby e il cortile all&#8217;entrata dell&#8217;edificio, la mensa per i dipendenti e la zona bar, la piscina per i dipendenti nel piano interrato, le sale conferenze e le lounge del primo piano. Per assicurare una coerenza con i piani superiori gli fu chiesto anche di progettare le palette cromatiche dei corridoi delle principali zone uffici<span id="more-2414"></span>, differenziate per ognuno dei piani.</p>
<h2><img class="alignleft size-large wp-image-2545" title="l'area arancione della Spiegelkantine, la mensa della sede di Der Spiegel progettata da Verner Panton ad Amburgo ora conservata al Un momento dello smontaggio della Spiegelkantine di Verner Panton che è ora al Museum für Kunst und Gewerbe" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Area-Gialla-450x337.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegel Publishing House - Area Arancione" width="450" height="337" /><img class="alignleft size-large wp-image-2548" title="Il &quot;total environment&quot; di Verner Panton nella zona arancio della mensa di Spiegel ora ricostruita al Un momento dello smontaggio della Spiegelkantine di Verner Panton che è ora al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Mensa-Canteen-6-450x340.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegel Publishing House - Mensa - Canteen" width="450" height="340" /></h2>
<h2>DER SPIEGEL E VERNER PANTON:</h2>
<h3>Il principio del Total Environment</h3>
<p style="text-align: justify;">La coerenza a 360° del progetto era in effetti un obiettivo centrale nel pensiero e nel modo di progettare del designer danese, che utilizzava l&#8217;espressione &#8221;<strong><em>total environment</em></strong>&#8221; per esprimere questo suo approccio. Negli spazi che gli erano stati affidati il designer danese era infatti solito curare non solo il <em>layout </em>degli ambienti, ma anche il 100% degli elementi di arredo, dalle lampade ai tessuti, dalle sedute imbottite ai pannelli modulari per rivestire pareti e soffitti. Anche negli uffici di <strong>Der Spiegel</strong> tutti questi elementi erano infatti prodotti industriali o prototipi disegnati da Panton (con la sola eccezione di alcuni degli arredi prodotti da Knoll International). Vero cardine dell&#8217;interior design dell&#8217;edificio era però innegabilmente il colore: sicuramente uno degli strumenti che il designer danese sapeva usare con più abilità per assicurare una logica comune alle diverse stanze, come nel caso del <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-varna-palace-restaurant-arhus/" target="_blank">Varna Restaurant</a> </strong>o delle installazioni <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank">Visiona 0</a></strong> e <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank">Visiona 2</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2540" title="Una lounge del quartier generale di Der Spiegel progettato da Verner Panton ad Amburgo " src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Hamburg-Germania-2-450x471.jpg" alt="VERNER PANTON Der Spiegel, Amburgo, Germania" width="450" height="471" /><img class="alignleft size-large wp-image-2541" title="Una lounge del quartier generale di Der Spiegel progettato da Verner Panton ad Amburgo" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Hamburg-Germania-450x456.jpg" alt="VERNER PANTON Der Spiegel - Hamburg, Germania" width="450" height="456" /></p>
<h2>DER SPIEGEL E LA SPIEGELKANTINE:</h2>
<h3>Le reazioni controverse dei contemporanei</h3>
<p style="text-align: justify;">Anche quello di Der Spiegel, come molti altri avanguardistici <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>progetti di Verner Panton</strong></a>, ha dovuto fronteggiare non poche difficoltà per essere accettato, innanzitutto da parte dei giornalisti che lavoravano nell&#8217;edificio: in una newsletter interna dal 3 febbraio, 1969 gli stessi redattori dello Spiegel descrivevano le &#8220;stravaganze&#8221; decorative degli interni come un&#8217;amalgama di &#8220;<em>geometria e colore, cozze, vetro e luci scintillanti</em>&#8220;. In un editoriale di un numero speciale di Spiegel del 1995 dal titolo &#8220;Das Jahrhundert des Design&#8221; (Il secolo del design) Stephan Burgdorff parlando della <strong>Spiegelkantine</strong> scrive che &#8220;<em>la frenesia di colore non ha fatto altro che innervosire i dipendenti di Der Spiege</em>l&#8221; mentre Hellmuth Karasek, redattore della rivista dal 1974 al 1996, ha recentemente accusato il design di Verner Panton di un vero &#8220;<em>contrasto con il serio lavoro svolto dai redattori dello Spiegel</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2534" title="La piscina della sede di Der Spiegel ad Amburgo progettata da Verner Panton" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Hamburg-Germania-Pool-450x468.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegel Publishing House - Hamburg, Germania - Pool" width="450" height="468" /></p>
<h2>DER SPIEGEL E LA SPIEGELKANTINE:</h2>
<h3>Il nuovo destino della Spiegelkantine</h3>
<p style="text-align: justify;">Fino a poco tempo fa la Spiegelkantine era uno degli ultimi progetti di interior design di Verner Panton ancora esistenti e visitabili: se la piscina fu infatti distrutta in un incendio pochi anni dopo la sua realizzazione e l&#8217;intera area dell&#8217;ingresso è stata ampiamente ridisegnata negli anni &#8217;90, quando ancora le opere di Panton non erano state sufficientemente valorizzate, la mensa aveva invece mantenuto fino al 2011 la sua forma e gli arredi originali, ed era possibile visitarla purché accompagnati da un dipendente della casa editrice.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2543" title="L'ingresso della sede di Der Spiegel progettata da Verner Panton ad Amburgo" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Entrance-and-Courtyard-450x236.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegel Publishing House - Entrance and Courtyard" width="450" height="236" />Nel 2007 però il gruppo editoriale Spiegel, ormai troppo cresciuto per gli uffici di Ost-West, ha affidato a <strong>Henning Larsen Architects</strong> il progetto di una nuova sede di 50.000 mq nella Hafencity, il nuovo quartiere sorto nel vecchio porto di Amburgo sulle rive dell&#8217;Elbe. E&#8217; in questo edificio che la società, dopo 4 anni di lavori,  ha spostato il suo quartier generale. Dal 7 novembre 2011 la vecchia <strong>Spiegelkantine</strong>, ultima superstite dell&#8217;opera di Panton, è rimasta sola nel vecchio edificio deserto di Ost-West. In effetti qualcosa del progetto di Panton ha seguito Der Spiegel nella nuova sede: un certo numero di <strong>Spiegel dashboards </strong>(i moduli quadrati in plastica che incorporavano il sistema a luce indiretta progettato da Panton), sono stati reinstallati su una vertiginosa parete della nuova caffetteria al quinto piano dell&#8217;edificio di Hafencity. Gli fanno compagnia qualche grappolo di <strong>Flowerpot Lamp</strong> (i lampadari che pendevano innumerevoli sui tavoli della mensa), un piccolo gregge di alcune nuove <strong>Amoeba chair</strong> di Panton disposte su qualche metro quadrato di moquette disegnata dal designer per <strong>Mira-X</strong>: minuscolo ma doveroso, omaggio al nostro eroe.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2535" title="Omaggi a Verner Panton nella caffetteria della nuova sede di Der Spiegel nella Hafencity di Amburgo" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Sede-nuova-2-via-Stylepark-450x675.jpg" alt="VERNER PANTON nuova sede di Der Spiegel Hafencity" width="450" height="675" />Dalla scorsa settimana però, se avete nostalgia della vecchia mensa di Der Spiegel c&#8217;è una buona notizia: per visitarla non serve nemmeno più farsi accompagnare da un dipendente dello Spiegel, ma può bastare una visita al Museum für Kunst und Gewerbe, il museo di arti decorative di Amburgo, dove la mensa, smontata con cura pezzo dopo pezzo, è stata ricomposta in uno spazio esclusivo di 1000 mq dedicato a questo cimelio del design che dal 20 ottobre 2012 è finalmente accessibile a tutti. In realtà non tutta la <strong>Spiegelkantine </strong>è stata messa in mostra, ma soltanto i 150 metri quadrati della cosiddetta &#8220;area arancione&#8221;, circa la metà della mensa originale. Sufficienti comunque a respirare un ultimo soffio di storia del design, avvolti nel <strong><em>total environment</em></strong> di un&#8217;esperienza 100% Made in Panton.</p>
<p>Gli altri 3 post della serie dedicata al mondo di Verner Panton:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>La biografia e i progetti di Verner Panton</strong></a></li>
<li>Le esposizioni <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank"><strong>Visiona 0</strong></a> (1968) e <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/" target="_blank"><strong>Visiona 2</strong></a> (1970) per Bayer a Colonia (Germania)</li>
<li>Il <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-varna-palace-restaurant-arhus/" target="_blank"><strong>Varna Restaurant</strong></a> di Arhus (Danimarca) del 1971</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2550" title="Lo smontaggio della Spiegelkantine di Verner Panton trasferita al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/VERNER-PANTON-Spiegel-Publishing-House-Smontaggio-1-via-Stylepark-450x675.jpg" alt="VERNER PANTON Spiegelkantine Museum für Kunst und Gewerbe" width="450" height="675" />Per saperne di più:</p>
<ul>
<li>la scheda del <a href="http://www.verner-panton.com/spaces/archive/phase/1328/" target="_blank">progetto di Der Spiegel e della Spiegelkantine</a> sul portale ufficiale di Verner Panton</li>
<li>Il sito del <a href="http://www.mkg-hamburg.de/de/home.html" target="_blank">Museum für Kunst und Gewerbe</a> di Amburgo, se volete programmare un piccolo pellegrinaggio alla Spiegelkantine</li>
<li>il <a href="http://www.spiegelkantine.de/" target="_blank">minisito della Spiegelkantine</a> dove ritrovare le interessanti foto dello smontaggio e del rimontaggio della mensa&#8230; e il numero di telefono per affittarla (da novembre 2012 si potrà fare anche questo!)</li>
<li>un eccezionale articolo di <a href="http://www.stylepark.com/en/news/the-splash-of-color-did-nothing-more-than-get-on-spiegel-employees-nerves/327290" target="_blank">Stylepark</a> che mi ha aiutato a orientarmi tra le diverse sedi dello Spiegel per capire che fine abbia fatto la Spiegelkantine e dove ho trovato le testimonianze-gioiello dei redattori della rivista contrari al design di Panton.</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>IL MONDO DI VERNER PANTON, Post 2/4VISIONA 0 E VISIONA 2 A COLONIA</title>
		<link>http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/</link>
		<comments>http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-visiona-0-e-visiona-2-bayer/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 11:09:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Catalano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Experiential Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[INTERIOR DESIGN]]></category>
		<category><![CDATA[Temporary Store]]></category>
		<category><![CDATA[Unique Places]]></category>
		<category><![CDATA[Verner Panton]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescocatalano.it/?p=2412</guid>
		<description><![CDATA[OVVERO: COME IL COLOSSO CHIMICO FARMACEUTICO BAYER E VERNER PANTON TRASFORMARONO UN VASCELLO SUL RENO IN UN ECCEZIONALE TEMPORARY STORE ANTE LITTERAM CHE SEGNO' LA STORIA DEL DESIGN]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un blog che parla di <a href="http://www.francescocatalano.it/interior-design/" target="_blank">Interior Design</a>, <a href="http://www.francescocatalano.it/mktg/" target="_blank">Marketing Esperienziale</a> e <a href="http://www.francescocatalano.it/temporary-store/" target="_blank">Temporary Store</a> non può mancare un post dedicato a &#8220;<strong>Visiona 0</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Visiona 2</strong>&#8220;: le installazioni temporanee realizzate da <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>Verner Panton</strong></a> nel 1968 e nel 1970 per Bayer: due pionieristiche testimonianze del potere dell&#8217;esperienza e pietre miliari dell&#8217;interior design del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre che un audace precursore nell&#8217;uso del colore (come nel progetto del <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-varna-palace-restaurant-arhus/" target="_blank">Ristorante Varna</a></strong>, in quello degli uffici di<strong> <a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank">Spiegel</a></strong> e negli altri progetti di Verner Panton), l&#8217;architetto danese è stato anche un vero maestro nel dare corpo alle atmosfere psichedeliche degli anni &#8217;60 e all&#8217;estetica della <strong>Pop Art</strong>, con le sue inafferrabili forme fluide, a cui Panton aggiunse un&#8217;inedita tridimensionalità, superando i vincoli produttivi dell&#8217;<em>industrial design</em> e quelli costruttivi dell&#8217;<em>interior design</em> per trasformare gli spazi e gli oggetti.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2430" title="il Phantasy Landscape di Visiona 2 progettato di Verner Panton per Bayer nel 1970" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape-11-450x453.jpg" alt="verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape" width="450" height="453" /></p>
<p style="text-align: justify;">Come ogni tenace visionario anche Verner Panton aveva fatto suo il motto di Walt Disney &#8220;se puoi sognarlo puoi anche farlo&#8221;, e con una determinazione non seconda al suo talento aspettava soltanto l&#8217;occasione giusta per realizzare nella realtà le forme che aveva già costruito nella sua mente. Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe stata una grande azienda chimico-farmaceutica a dargli la possibilità di farlo? Dalla fine degli anni &#8217;60 alla metà degli anni &#8217;70, l&#8217;azienda chimico-farmaceutica <strong><em>Bayer </em></strong>aveva infatti preso l&#8217;abitudine di noleggiare un&#8217;imbarcazione da crociera durante ogni edizione della <em><strong>Cologne Furniture Fair</strong></em>, il principale appuntamento fieristico tedesco per il settore del mobile. Per tutta la durata dell&#8217;evento il battello veniva trasformato in un vero e proprio <strong>Temporary Showroom</strong> da un designer più o meno affermato a cui l&#8217;azienda<span id="more-2412"></span> dava carta bianca per costruire una vera e propria installazione-manifesto galleggiante sulle acque del Reno. Verner Panton fu chiamato ben due volte per disegnare gli interni dell&#8217;esposizione: una prima volta nel <strong>1968</strong> e una seconda nel <strong>1970</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-2433" title="l'ingresso di Visiona 2 progettato da Verner Panton per Bayer del 1970" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape-6-450x462.jpg" alt="verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape" width="450" height="462" /></p>
<h2>VISIONA 0</h2>
<h3>Il primo progetto per Bayer del 1968</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;edizione del <strong>1968</strong> prese il nome di &#8220;Visiona&#8221; (successivamente chiamata anche &#8220;Visiona 0&#8243; per distinguerla dalla seconda, più celebre, installazione). L&#8217;obiettivo principale dell&#8217;operazione consisteva nel promuovere i prodotti dell&#8217;azienda, in particolare il <em><strong>Dralon </strong></em>- una fibra sintetica dalle inesplorate e infinite applicazioni al campo dell&#8217;arredamento &#8211; che l&#8217;azienda voleva presentare ai <em>buyer </em>e ai produttori del mondo del design, che in quei giorni affollavano la capitale della Renania per visitare la fiera. Negli articolati spazi del battello Panton mise in scena un universo straordinario, dove già si potevano assaggiare tutti i suoi temi (seppur leggermente acerbi e smorzati da una relativa timidezza destinata a scomparire completamente nei lavori successivi): i colori puri e intensi, le forme geometriche nette e ripetitive, il principio del &#8220;<em><strong>total environment</strong></em>&#8220;, che consisteva nel coinvolgere nel progetto ogni singolo aspetto, oggetto e materiale dello spazio interno.</p>
<h2><img class="alignleft size-large wp-image-2500" title="Uno scorcio del Phantasy Landscape di Visiona II progetto di Verner Panton per Bayer" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape-2-450x322.jpg" alt="Verner-Panton-Visiona-2-Phantasy-Landscape" width="450" height="322" />VISIONA 2</h2>
<h3><strong>Il secondo storico progetto per Bayer del 1970</strong></h3>
<p>Per l&#8217;edizione del <strong>1970</strong> Bayer confermò l&#8217;incarico a Panton che, rassicurato dal successo della prima iniziativa, si sentì pronto a spingersi ancora più in là. Se &#8220;<strong>Visiona</strong>&#8221; sembrava già disegnare un insuperabile universo futuribile &#8220;<strong>Visiona 2</strong>&#8221; riuscì a scavalcare ogni aspettativa e a fare del suo celebre &#8220;<em><strong>Phantasy Landscape</strong></em>&#8221; una indiscutibile pietra miliare della storia del design del XX secolo. Accanto ai colori vividi e alle forme geometriche relativamente semplici dell&#8217;installazione precedente si aggiunsero infatti ambienti interamente scolpiti in <strong>forme organiche</strong> fluide tipiche dell&#8217;estetica <strong>Pop,</strong> pensate per dimostrare tutta la versatilità dei nuovi prodotti Bayer e ancora impensabili nelle applicazioni al campo dell&#8217;arredamento. In pochi mesi Verner Panton e la sua equipe riuscirono a dare vita a un vero e proprio universo magico, capace di proiettare i visitatori in una dimensione onirica inattesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2502" title="Uno dei tanti ambienti progettati da Verner Panton per il Temporary Showroom Visiona 2" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape-5-450x451.jpg" alt="verner-panton-visiona-2-bayer-cologne-phantasy-landscape" width="450" height="451" />Il design dei diversi ambienti del percorso era profondamente diversificato, ma al tempo stesso la sua sorprendente varietà di invenzioni, forme, colori, lampade, mobili, tessuti e rivestimenti convergeva verso una visione chiara e unitaria del design che stava per affacciarsi sulla seconda metà del secolo grazie alle nuove conquiste industriali. Non a caso molti degli oggetti proposti nell&#8217;esposizione come prototitipi entrarono negli anni successivi nelle produzioni su larga scala, rese possibili dai nuovi materiali e dai nuovi processi produttivi a cui Panton guardava già con grande fiducia e divertito da un certo gusto della sfida che si ritroverà in molti dei suoi progetti anche nel campo dell&#8217;industrial design.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2504" title="Un altro ambiente dell'installazione Visiona 2 disegnata da Verner Panton per Bayer nel 1970" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape-8-450x453.jpg" alt="verner-panton-visiona-2-Bayer-Colonia" width="450" height="453" /></p>
<h2>VISIONA 2</h2>
<h3><strong>Il presente del progetto</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Se di &#8220;<strong>Visiona 0</strong>&#8221; si è persa ogni traccia, il &#8220;<strong><em>Phantasy Landscape</em></strong>&#8221; di &#8220;<strong>Visiona 2</strong>&#8221; continua invece a esistere, custodito negli archivi del <strong>Vitra Design Museum</strong> di Basilea e spesso prestato ai musei di tutto il mondo, dove la reazione di chi continua anche oggi a sorprendersi di fronte alle sue linee dimostra che in fondo quella visione del futuro di Verner Panton non sia ancora diventata passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri 3 post della serie dedicata al mondo di Verner Panton:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-progetti-e-biografia/" target="_blank"><strong>La biografia e i progetti di Verner Panton</strong></a></li>
<li>Gli uffici della casa editrice <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank">Spiegel</a></strong> ad Amburgo e la celebre <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-la-sede-di-der-spiegel-spiegelkantine-amburgo/" target="_blank">Spiegelkantine</a></strong> (Germania) del 1969</li>
<li>Il <strong><a href="http://www.francescocatalano.it/il-mondo-di-verner-panton-varna-palace-restaurant-arhus/" target="_blank">Varna Restaurant</a></strong> di Arhus (Danimarca) del 1971</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-2434" title="Visiona 2 di Verner Panton per Bayer e il Fantasy Landscape" src="http://www.francescocatalano.it/wp-content/uploads/2012/10/verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape-12-450x310.jpg" alt="verner-panton-visiona-2-fantasy-landscape" width="450" height="310" />Per saperne di più:</p>
<ul>
<li>Un primo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yYLtc6h8qHY&amp;feature=related" target="_blank">video</a> sul canale YouTube di Tagwerc per esplorare l&#8217;installazione &#8220;Visiona 2&#8243;, tratto dagli archivi Bayer (imperdibile!)</li>
<li>Un secondo <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=XrsSTYtsxQI" target="_blank">video</a> sul canale YouTube di Tagwerc, per completare il tour di &#8220;Visiona 2&#8243; (imperdibile!)</li>
<li>Un terzo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ol1i6DK6MRA&amp;feature=plcp" target="_blank">video</a> sul canale YouTube di Tagwerc, per scoprire anche &#8220;Visiona 0&#8243;, la prima installazione di Verner Panton per Bayer del 1968 (imperdibile!)</li>
<li>La scheda del progetto &#8220;<a href="http://www.verner-panton.com/spaces/archive/119/" target="_blank">Visiona 0</a>&#8221; sul portale ufficiale di Verner Panton</li>
<li>la scheda del progetto &#8220;<a href="http://www.verner-panton.com/spaces/archive/121/" target="_blank">Visiona 2</a>&#8221; sul portale ufficiale di Verner Panton</li>
<li>Un articolo sul recente <a href="http://www.architonic.com/ntsht/interieur-exterieur/7000285" target="_blank">restauro</a> del &#8220;Phantasy Landscape&#8221; di &#8220;Visiona II&#8221; con tessuti di nuova produzione perfettamente fedeli agli originali voluti da Panton</li>
</ul>
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