Archive for marzo, 2010

MINIMALISMO PUCCINIANO

Nei miei progetti di interior design voglio sempre raccontare una storia. Proprio per questo, uno degli aspetti solitamente più apprezzati da chi li osserva consiste nello scoprire pian piano il filo logico che collega tutti i dettagli di cui li ho disseminati, che costituiscono le parole della mia narrazione.

Questo approccio diventa ancora più necessario per uno scenografo, che è chiamato proprio a descrivere una personalità, una vicenda o un’emozione complessa attraverso il design degli spazi del set. Anzi, ho sempre pensato che per chi, come me, è abituato ad esprimersi attraverso questo alfabeto, sia persino più semplice dedurre il carattere dei personaggi di un film o di un’opera teatrale (e a volte persino anticiparne la trama) semplicemente interpretando il linguaggio con cui lo scenografo ha seguito la sceneggiatura. È quello che ho sempre fatto fin da bambino: non stavo molto ad ascoltare i dialoghi, ma preferivo concentrarmi sulla struttura e sull’atmosfera della scena, e quando lo scenografo era bravo arrivavo inevitabilmente prima di tutti gli altri a prevedere la scena successiva o a scoprire il colpevole di un giallo anche quando non era il maggiordomo.

Normalissimo allora che la Madama Butterfly di Daniele Abbado che ho visto al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia qualche mese fa sia riuscita ad entusiasmarmi in larga parte proprio grazie alla memorabile scenografia di Graziano Gregori, accesa dalle luci di Valerio Alfieri.
Non è invece altrettanto scontato che ci sia riuscita senza che un solo elemento si aggiungesse all’elegante nudità della scena, composta unicamente di pareti scorrevoli di carta di riso appoggiate al versatile pavimento luminoso, sapientemente inclinato verso la platea, per enfatizzare prospetticamente la percezione di profondità del palcoscenico.

Conquistato da questo talento per la sottrazione scelgo di rispettarne lo spirito minimal e di non aggiungere altre parole all’eloquenza di queste immagini, che dedico a Federica, per trasmetterle un po’ dell’emozione di questa notte all’opera, al cui piacere ha dovuto anteporre nobili doveri materni ;-)

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Per saperne di più:
- il sito ufficiale di Daniele Abbado da cui sono tratte tutte le immagini dell’articolo
- il sito del Teatro Romolo Valli
- il sito dell’associazione dei Set Decorator americani, dove ci si può allenare a distinguere tra buoni e cattivi ;-)

Certe volte può bastare un minuto di anticipo su un appuntamento qualunque per scoprire una nuova ispirazione. Mi è successo l’altra mattina a Parigi, mentre aspettavo uno sconosciuto agente immobiliare proprio davanti al Musée Carnavalet per visitare una location nel Marais dove ambientare il nuovo evento-gioiello che sto progettando per Novoceram. Mentre trotterellavo sul marciapiede, i miei occhi ancora semichiusi (ho parlato di mattina mentre in realtà era appena sfumata l’aurora) hanno intercettato la locandina di una mostra di Karen Knorr che raffigura una volpe intenta a discutere con un volatile su una sontuosa dormeuse settecentesca, ambientata in una sala del museo.

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Malauguratamente non avevo neppure il tempo per una sbirciatina: quando il museo avrebbe aperto le sue porte la mia tabella di marcia prevedeva che sarei stato già proiettato all’estremo opposto di Lutetia, sulle tracce di un’altra location… ma quando la sera sono rientrato a casa, mi sono immediatamente immerso nel web per scoprire qualcosa di più su questa interessante fotografa angloamericana, che a dispetto dell’aroma greve di brodo liofilizzato emanato dal suo cognome, ha invece scelto di celebrare nelle Read the rest of this entry

IL SISTEMA DEGLI OGGETTI

Il modo di abitare post-moderno – funzionalista, modulare, seriale, astratto, coerente – oggi è parte integrante e quasi inconsapevole della nostra cultura. Cos’è che lo caratterizza? Il sociologo Jean Baudrillard risponde a questo interrogativo con il saggio “Il Sistema degli oggetti” (1968) che ha sviluppato un’acuta analisi sociologica dell’ambiente post-moderno che si andava allora delineando.

Jean Baudrillard

 

Fino alla metà del secolo scorso, gli oggetti che arredavano la casa erano sovraccarichi dei valori della famiglia borghese: padre, madre e figli disposti in questa sequenza gerarchica. Il tavolo al centro della sala da pranzo non era che l’emblema della famiglia patriarcale: in testa il padre, a fianco la madre e nel resto del cerchio i figli. Gli altri mobili, la cucina la camera da letto erano funzionali a questa rappresentazione. Nessuno metteva in discussione una Read the rest of this entry